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Rifugiati: a Londra, Berlino, Roma la situazione non appare ” “eccellente” “” “
Londra, Berlino, Roma: quale accoglienza dei rifugiati? L’Europa è davvero una terra d’asilo? Nonostante le numerose “buone prassi” che le tre capitali europee mettono in atto per garantire assistenza a chi fugge dal proprio Paese per gravi motivi umanitari o politici, la situazione non sembra essere eccellente. “In tutte e tre le città le politiche nazionali in materia d’asilo hanno spesso prodotto povertà o aggravato il livello di esclusione sociale, effetto che contrasta con l’impegno intrapreso da ogni ente locale e in linea di principio dagli stessi governi nazionali, in favore dell’inclusione sociale dei rifugiati”. È quanto emerge da una ricerca intitolata “Europa terra d’asilo” sulle pratiche di accoglienza ed integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati politici condotta a Londra, Berlino e Roma, e presentata a Roma il 9 luglio. Il volume è il frutto del progetto “Europe Land of Asylum” finanziato dal Fondo europeo per i rifugiati e svolto in collaborazione con alcune organizzazioni del terzo settore. Dall’analisi della situazione vengono tratte alcune conclusioni e raccomandazioni per il miglioramento del sistema di accoglienza e integrazione a livello nazionale ed europeo. Tra le tante: garantire ai rifugiati “adeguati mezzi di sostentamento e cura della salute, per non essere spinti alla povertà da politiche che non assicurano loro l’assistenza materiale e l’alloggio”; “le leggi nazionali sull’asilo e sul lavoro e le prassi delle amministrazioni locali dovrebbero essere adeguate per permettere ai richiedenti asilo l’accesso al mercato del lavoro entro sei mesi dalla presentazione della richiesta”. il contesto legislativo e sociale. Tutte le politiche nazionali in materia di asilo sono sottoposte ai principi della Convenzione di Ginevra sullo Status dei rifugiati del 1951. Secondo il trattato di Amsterdam del 1999 le politiche devono essere determinate a livello europeo. In realtà le politiche di asilo vengono attualmente decise in gran parte a livello nazionale. In Europa le città più grandi sono un polo di attrazione per i richiedenti asilo: Londra e Berlino sono state per molto tempo tra le principali mete; Roma, invece, fino a qualche tempo fa era luogo di transito per chi veniva dall’Africa. Ma “il processo di armonizzazione delle politiche dell’Ue in materia di asilo osserva il volume modificherà inevitabilmente le rotte e le mete dei flussi migratori. Se infatti il numero di richiedenti asilo a Londra e Berlino è molto diminuito negli ultimi anni, Roma potrebbe assistere, in futuro, ad un aumento, a causa dell’impossibilità dei migranti di avere accesso ai Paesi del Nord Europa”. Dalla ricerca emerge inoltre che in nessuna delle tre città esistono dati certi sui rifugiati e richiedenti asilo. Londra. In Gran Bretagna la politica “ha sviluppato un’attenzione particolare per le misure che scoraggiano l’asilo, piuttosto che la protezione e l’assistenza”. Ma “il governo ha iniziato di recente a porre più attenzione alle questioni inerenti l’integrazione dei rifugiati riconosciuti”. Dalla ricerca emerge che “un gran numero di richiedenti asilo si vede rifiutata la richiesta di asilo per motivi di non-consenso”. L’alloggio viene concesso solo in maniera limitata, come pure i contributi economici. Nell’ambito della sanità vi sono buone iniziative e positivi sono i progetti per l’inserimento lavorativo dei rifugiati ma ancora alti sono i “livelli elevati di disoccupazione”. Tra i problemi spicca “l’indisponibilità di interpreti e le barriere linguistiche e comunicative; gli alloggi inadeguati e l’esclusione dall’assistenza sociale. Berlino. In Germania ai rifugiati vengono conferiti gli stessi diritti dei cittadini dell’Ue: libertà di movimento nell’area Schengen, possono vivere in abitazioni private per le quali il distretto di Berlino paga l’affitto e la caparra, hanno accesso illimitato al mercato del lavoro, controllo medico regolare, scuola dell’obbligo gratuita fino a 16 anni e percepiscono una regolare indennità. “La politica di governo, però, mira a prepararli al ritorno piuttosto che ad incoraggiarne l’integrazione. Questo intende avere un effetto deterrente verso i potenziali richiedenti asilo”, constata la ricerca. Roma. Il limite più evidente in Italia è l’assenza di una legge in materia che “condiziona pesantemente” la reale possibilità di assistere i rifugiati. Vi sono numerosi centri a disposizione, con un’attenzione particolare “alle persone in condizioni di particolare vulnerabilità” come vittime di tortura, donne, minori. Ma “a causa della limitatezza dei fondi disponibili il numero di posti non è adeguato alla domanda”. Nei centri si può rimanere fino a 12 mesi, dopodiché “è difficile raggiungere l’autonomia alloggiativa”. Il problema più evidente è l’eccessivo tempo di attesa della domanda di asilo (in media un anno), con “scarsi fondi a disposizione per l’integrazione dei rifugiati e per l’avvio di attività produttive di reddito”. L’accesso al Sistema sanitario nazionale è consentito, come pure la scuola dell’obbligo, che vanta “buone prassi di inserimento” grazie all’educazione interculturale. Le difficoltà nascono però nelle scuole successive. Inoltre i richiedenti asilo non possono lavorare, “privandoli dunque per più di un anno del diritto all’impiego”. Scheda: rifugiati in Europa Secondo l’Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nei primi tre mesi di quest’anno in Europa il numero dei nuovi richiedenti asilo è diminuito del 18%. Sono state presentate 92.700 richieste di asilo politico nei 29 Paesi europei industrializzati. Nei 14 Paesi dell’Unione europea, il numero è sceso del 15%. Solo sette dei 29 Paesi considerati hanno visto una crescita a livello numerico. Non sono disponibili dati per l’Italia. Il Paese che ha ricevuto più richiedenti asilo è stato la Francia con 15.740 domande. Il secondo Paese con il numero più alto di richieste è il Regno Unito, sceso del 20% con 10.590 richieste, seguito dalla Germania, scesa del 12% con 10.170 domande. Tra gli altri Paesi d’asilo, consistenti ribassi sono stati registrati in Svezia (scesa del 25% con 6.242 domande) e l’Austria (scesa del 24% con 5.920). Sostanziali diminuzioni anche in Belgio, Bulgaria, la Repubblica Ceca, Grecia, Norvegia, Polonia e Slovacchia. I russi la maggior parte dei quali ceceni sono il gruppo con più richieste (7.508), malgrado anche questa cifra abbia visto una diminuzione del 26% rispetto al trimestre precedente. Gli afgani e gli iracheni i due gruppi con più richiedenti asilo nel 2001 e nel 2002 continuano a diminuire in maniera consistente. In tutto, solo cinque delle prime quaranta nazionalità di richiedenti asilo ha realmente visto un aumento. Il numero degli algerini è aumentato del 30% con 2.626 richieste, gli haitiani sono aumentati del 28% con 1.727 (quasi due terzi di loro sono andati negli Stati Uniti e un terzo in Francia) e gli slovacchi hanno visto il numero aumentare del 109% con 1.052 domande d’asilo (la maggior parte dei quali vanno verso Finlandia, Belgio e Germania).