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Alle porte dell’Ue” “” “

Dopo i risultati complessivamente positivi dell’allargamento e dell’approvazione del Trattato costituzionale, e alla luce delle elezioni del nuovo Parlamento di Strasburgo (che hanno confermato il preoccupante fenomeno dell’astensione), per l’Unione è tempo di volgersi ai mille impegni che l’attendono al varco. Ricordiamo tra gli altri: l’insediamento del Parlamento; la nomina della Commissione, dopo la designazione del portoghese Durao Barroso alla carica di presidente; l’urgenza di estendere le politiche comunitarie verso i dieci Paesi che hanno aderito alla “casa comune” lo scorso 1° maggio; la definizione delle “prospettive finanziarie” per il periodo 2007-2013. Tra i compiti prioritari spiccano la firma e la ratifica della Costituzione, che dovrà poi trovare piena attuazione tra i Venticinque. In questa lunga serie di “sfide interne”, l’Unione avrà più che mai bisogno dell’iniziativa e dell’intelligenza dei cristiani. E, più in genere, della presenza attiva dei credenti di tutte le religioni che “abitano” nell’Europa di oggi, quali operatori di pace e di dialogo. Nonostante l'”assordante silenzio” del Trattato costituzionale sulle “radici cristiane”, i singoli credenti e le comunità cristiane devono sentirsi chiamati a edificare quell’Europa della speranza lucidamente tratteggiata da Giovanni Paolo II nella “Ecclesia in Europa”. Quel silenzio, lungi dal trasformarsi in un alibi per il disimpegno, deve suggerire un’ulteriore operosità a chi si ispira al Vangelo per il “bene comune europeo” che i vescovi europei hanno più volte ricordato. In questa direzione erano orientati anche gli ultimi richiami della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea). Fra marzo e maggio hanno infatti visto la luce tre documenti: il primo incentrato sulle politiche familiari nell’ambito dell’Ue; il secondo che indicava la solidarietà quale “anima” imprescindibile dell’Europa allargata; il terzo dedicato alle elezioni del Parlamento, il quale ribadiva con forza la “scelta europeista” della Chiesa. Premono d’altro canto alle porte dell’Ue diverse “sfide esterne”. La decisione (esplicitata durante il summit Ue-Usa di fine giugno) di sostenere, in pieno accordo con la comunità internazionale, la rinascita e lo sviluppo dell’Iraq, conferma la statura mondiale dei Venticinque. La “vocazione” dell’Unione a operare sulla scena internazionale è ribadita dalla stessa Costituzione nel capitolo sull'”azione esterna” finalizzata a “promuovere nel resto del mondo: democrazia, stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell’uomo”, nonché “rispetto del diritto internazionale conformemente ai principi della Carta delle Nazioni unite” (art. 193). La cooperazione per lo sviluppo dei Paesi poveri, la promozione della pace e della libertà, l’impegno per una reale giustizia sociale che privilegi i poveri di tutto il mondo: valori radicati nel cristianesimo e alla base dell’Europa comunitaria. In questa prospettiva è stato ribadito nei giorni scorsi ad Atene, nell’incontro dei portavoce delle Chiese cattoliche promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee), sarà di grande importanza un’informazione corretta, tempestiva e attenta alla vita della gente oltre che all’attività delle istituzioni. Sir