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Bulgaria: il risultato delle elezioni politiche e l’ingresso del Paese nell’Ue previsto nel 2007 ” “” “

“La situazione politica in Bulgaria (7.918.000 abitanti ndr) è oggi molto complicata e diventa sempre più difficile discernere e orientarsi”: è il commento a caldo del vescovo della diocesi di Sofia-Plovdiv, mons. Gheorghi Jovcev di fronte ai risultati delle elezioni parlamentari che si sono svolte il 25 giugno nel Paese e hanno visto la vittoria del partito socialista. “Tutti i politici parlano bene, sembra che davvero metteranno ordine nei problemi sociali ed economici, speriamo che le cose non si rivelino diverse. C’è sempre il rischio della demagogia e, alla fine, dietro le belle parole potrebbe esserci il fallimento dei progetti”. È comunque un fatto positivo che non sia emerso un partito dominante”, (il partito socialista ha ottenuto il 31,17% dei voti e rimane dunque aperta la questione delle possibili coalizioni) così nessuno ha motivo di vantarsi troppo; d’altro canto, però, questa situazione rende la nazione instabile. Il partito socialista, infatti, non è in grado di formare un proprio governo. Una possibilità è rappresentata dall’eventuale alleanza con il partito della minoranza turca, “Movimento dei diritti e libertà” che ha ottenuto il 12,68% dei voti, ma anche in questo caso mancherebbero sei deputati per avere la maggioranza assoluta. Non si può escludere che il “Movimento nazionale Simeone II”, fondato dall’ex re primo ministro uscente che negli ultimi quattro anni ha governato la Bulgaria, uscito dalle urne con il 19,88% dei voti (il 60% in meno rispetto al 2001) possa scendere a patti con i socialisti in nome della stabilità politica del Paese. In ogni caso, l’auspicio del vescovo di Sofia-Plovdiv è che “i prossimi governanti portino la Bulgaria a non essere più uno dei Paesi con i redditi più bassi d’Europa. Per la crescita culturale e spirituale l’uomo deve avere almeno il minimo necessario per vivere”. La grande sorpresa di queste elezioni è l’entrata in Parlamento della nuova formazione ultranazionalista e xenofoba “Ataka” (Attacco); un movimento contrario alla Nato, alle privatizzazioni, alle minoranze etniche e religiose, e favorevole ad una revisione dei rapporti con l’Ue nella quale, peraltro, la Bulgaria dovrebbe entrare nel 2007. Con riferimento al risultato conseguito da questa formazione, l’8,21% dei voti che ne fa il quarto partito in Parlamento, mons. Jovcev ha espresso preoccupazione e rammarico “per l’affermazione di movimenti ai quali si rivolgono persone povere e disperate, vittime di ingiustizie, e con un basso livello culturale e spirituale. Purtroppo la miseria rende capaci di tutto”. Una considerazione amara che riconferma il rischio che la crisi dell’Unione europea venga pagata soprattutto da Paesi che, usciti da un regime dittatoriale, speravano in un futuro europeo di democrazia e libertà e sviluppo.