Quotidiani e testate europee ” “

La stampa tedesca analizza il fallimento del vertice di Bruxelles. “ L’Europa ordinata dall’alto, in cui in circoli cospirativi venivano compresse idee contrapposte è morta“, scrive Berthold Kohler sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (23/6). “ Una comunità che voglia essere capace di agire ha bisogno di un minimo di interessi e valori comuni, di solidarietà e lealtà. Senza la consapevolezza di un’identità comune e senza un sentimento di appartenenza, si disgrega. Ma perché i britannici dovrebbero ora condividere il loro notevole benessere con i contadini dell’Anatolia se già non accettano le sovvenzioni agli agricoltori francesi? Se l’Ue vuole uscire dalla crisi deve finalmente decidere cosa vuole. […] Restare aggrappati al dogma dell’allargamento e approfondimento eterno porterebbe ad un declino sicuro. […] L’Ue sarà ciò che vogliono i suoi cittadini – o si accomiaterà piagnucolando dalla storia“. Sulla Franfkurter Rundschau (22/6) si commenta la proposta dei socialdemocratici del Parlamento europeo, di interpellare i cittadini su questioni fondamentali, mediante forum di cittadini. “ L’idea… presenta dei vantaggi ma cela anche rischi. […] Difficilmente 25 decisioni di 25 forum di cittadini sul futuro dell’Europa potrebbero portare ad un comun demoninatore persino l’Ue abituata a compromessi estremi. Ciò segnerebbe la crisi finale dell’Unione“. E sul settimanale Der Spiegel (20/6) si legge: “ Quel che è veramente preoccupante è l’effetto politico-mediale del vertice fallito: l’immagine già disastrosa dell’Ue è pesantemente compromessa. Il vertice estivo di Bruxelles doveva portare una svolta in positivo: probabilmente è stato invece un fallimento storico“. Anche sul quotidiano francese La Croix (20/6) il fallimento della trattativa sul bilancio europeo viene posta in primo piano. “ Gli Europei alla ricerca di un nuovo ‘soffio'”, titola a tutta pagina, sottotitolando che “ Dopo lo scacco del Consiglio europeo di Bruxelles, i Venticinque dovranno superare i disaccordi, soprattutto Francia e Regno Unito, tuttora divisi sul budget. La speranza potrebbe venire dai dieci nuovi paesi entrati, il cui dinamismo e volontarismo ha segnato il vertice“. Nel commento del direttore Bruno Frappat, col titolo “ Europa, riprenditi“, si rileva che “ il cielo è caduto loro sulla testa. I dirigenti europei apparivano tutto a un tratto storditi, furiosi e impotenti e si attribuivano mutualmente il disastro. Lo scacco del summit di Bruxelles, il cui solo risultato pratico è stato di ‘gelare’ tutto ciò che avrebbe potuto essere, lascerà una traccia amara nella storia del continente“. In questa situazione di stallo – secondo Frappat – “ l’Europa è una storia nella quale la cristianità, nonostante i negatori dell’evidenza, ha svolto un ruolo principale nel corso dei secoli e continua ad avere la sua parte essenziale, in una situazione di scombussolamento della nostra cultura, della nostra morale, della nostra democrazia, del nostro concetto di libertà“. Frappat si dice preoccupato piuttosto per il fatto che “ quando l’Europa comincia ad apparire a una parte importante della gioventù come una ‘idea da vecchi’, allora bisogna ringiovanire le idee. La storia non è più sufficiente, e tra l’altro non la si ricorda mai! … Non è la geografia, né la storia che hanno preso un colpo, in questi ultimi tempi. È l’avvenire che lo ha preso, sotto l’effetto di un presente depressivo!“. “Europa bifida”: questo il titolo dell’editoriale firmato da M.A.Bastenier sul quotidiano spagnolo El Paìs del 22/6, a commento del recente vertice dell’Unione europea a Bruxelles. Secondo Bastenier il vertice ha mostrato “due visioni contrapposte dell’Europa”, in modo tale che “il dibattito, quali che siano i suoi sotterfugi ed eufemismi, debba centrarsi su quale delle due preferiscano gli europei“. Le due visioni sono l’Europa di Chirac e quella di Tony Blair, che l’analista politico esamina nell’articolo, concludendo: “Non è tanto negativo il fatto che le due scuole di pensiero espongano alla piena luce del giorno il loro volto. (…) Però che peccato che l’Europa politica non abbia avuto migliori campioni!” Il quotidiano The Times (21/6) torna sul tema dei canti e letture religiose nei matrimoni civili, avanzato da alcuni settori politici. “ Il bando a citazioni religiose nelle cerimonie civili sta per essere riproposto” scrive Richard Ford nell’articolo dal titolo “ Gli angeli potranno cantare al vostro matrimonio civile, ma Dio non può metterci nemmeno una parola“. Il deputato Dennis Roberts, citato nel servizio, ha infatti ricordato che una norma del 1995 prevedeva il bando “ per ogni riferimento a dio o deità, preghiera o liturgia o chiesa o tempio” nei matrimoni civili. Il giornale pubblica anche una scheda con testi e canti “ammessi” (Aretha Franklin, Robbie Williams, Elizabeth Barrett Browning, Shakespeare, Donne) e quelli “vietati” (Bibbia, Corano, Torah). Il commento: “ un ‘rilassamento’ nelle norme che prevedono la proibizione dei riferimenti religiosi nei matrimoni civili potrebbe venire per i poeti vittoriani o per le pop singers, ma i testi di San Paolo sono destinati a rimanere proibiti“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1399 N.ro relativo : 48 Data pubblicazione : 24/06/05