unione europea" "
Ratifica della Costituzione, ” “bilancio e allargamento, ” “le spine dell’Ue” “
Il Lussemburgo “conferma la scadenza referendaria del 10 luglio per la ratifica della Costituzione europea”. Dal Granducato, politicamente guidato da Jean-Claude Juncker , che è al contempo presidente di turno del Consiglio Ue, giunge un messaggio forte agli elettori, invitati a “sostenere il processo di integrazione comunitaria”, di cui il Lussemburgo è Paese fondatore, assieme a Francia, Germania, Italia, Olanda e Belgio. Lo stesso Juncker ha legato le sorti del suo governo all’esito del voto, quasi a ribadire che il futuro del piccolo Stato è strettamente correlato al grande progetto sovranazionale avviato mezzo secolo fa. “L’Europa non è morta”. A una settimana dal fallito vertice di Bruxelles (16 e 17 giugno), i Venticinque tornano a fare i conti con la quotidianità. L’incontro Ue-Stati Uniti del 20 giugno ha consentito di a fare il punto sulle relazioni transatlantiche, di ribadire che “l’Europa non è morta”, anzi resta “un presidio essenziale per la costruzione della democrazia e della libertà nel mondo”; e mentre il Parlamento si riunisce nella capitale belga (22-23 giugno), riprendono in parallelo i lavori del Consiglio dei ministri e della Commissione. D’altro canto non è permesso sottovalutare i recenti insuccessi comunitari: i referenda falliti in Francia e Paesi Bassi, i voti popolari rinviati in diversi Paesi, lo stesso Consiglio Ue che ha posto in quarantena la Costituzione e ha confermato che sul bilancio pluriennale dell’Unione non c’è alcun accordo. Era stato proprio Juncker a parlare di “vergogna” al termine del summit, spiegando ai giornalisti che l’Ue “è in una crisi profonda”. Una dichiarazione sconsolata, soprattutto dopo aver verificato che sulle Prospettive finanziarie 2007-2013 era stato inutile ogni tentativo di mediazione tra la Francia (portatrice di forti interessi agricoli, per i quali l’Unione spende il 43% del bilancio) e la Gran Bretagna (che gode da vent’anni del privilegio di un sostanzioso ‘rimborso’ sulle quote annualmente versate a Bruxelles). Olanda e Svezia hanno ribadito l’urgenza di una riduzione delle spese di bilancio; i paesi mediterranei e l’Irlanda hanno chiesto ulteriori investimenti per le proprie regioni meno sviluppate; i paesi dell’Est hanno fatto presente che senza l’aiuto dei fondi di coesione non potranno mai avvicinarsi agli standard economici e sociali dell’Ue. un vertice straordinario? Probabilmente è pesato sull’esito del summit l’incrocio fra tre grandi questioni irrisolte. Anzitutto la necessità di procedere alla ratifica del Trattato costituzionale nei 25 Paesi membri, considerando che due Stati fondatori hanno già pronunciato un secco “no”. In secondo luogo, la definizione del bilancio comune fino al 2013: in una fase di recessione economica, l’Ue ha bisogno di maggiori finanziamenti per realizzare tutte le politiche comunitarie e per includere i nuovi Stati membri (i dieci del 2004 più Romania e Bulgaria); ma in questa fase le casse degli Stati sono sempre più vuote. Infine è tornata prepotente la tematica dell’allargamento. Il presidente francese Jacques Chirac è stato il primo a invocare un “vertice straordinario”, per “discutere fino a dove l’Europa si può estendere senza correre il rischio di disgregarsi” o di perdere la propria identità. Tra passato e futuro. Al ministro degli esteri inglese Jack Straw si deve una definizione dura ma efficace dello scontro registrato in Consiglio, “fra quanti vogliono un’Europa in grado di affrontare il futuro e chi vuole restare intrappolato nel passato”. Anche se la determinazione delle due “squadre” appaia ben più problematica di quanto si pensi… All’ impasse dedica una analisi anche il presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Durao Barroso, secondo il quale “non esiste un piano B per la ratifica del Trattato” e non si può definire un bilancio con una sfida a braccio di ferro. “Si dovrà dunque procedere secondo Barroso – al piano D, ovvero dialogo e dibattito”. La stessa espressione era stata usata prima del summit dal Movimento europeo, che aveva invocato un “piano D, come democrazia”. In sede ufficiale nessun leader ha voluto sottolineare una particolare “coincidenza”: il rinvio di sei mesi del processo di ratifica della Carta corrisponde alla durata della presidenza inglese dell’Unione, che sarà assunta da Tony Blair a partire dal 1° luglio. I problemi torneranno dunque sul tavolo nel corso della presidenza austriaca, che occuperà la prima metà del 2006. Reazioni di segno opposto. Dopo il summit, numerose voci si sono levate per commentarne gli esiti. “Nei momenti di maggior difficoltà, l’Europa ha sinora trovato in sé le forze per superare gli stalli”, ricorda René Van der Linden, presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Meno ottimista appare John Monks, segretario della Confederazione europea dei sindacati, che parla di “incapacità del Consiglio europeo di accordarsi sulle prospettive finanziarie”, “gettando l’Europa in una crisi profonda”: “crisi economica, rispetto ai ritardi sulla strategia di Lisbona, ma anche crisi costituzionale e ora anche budgetaria”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1398 N.ro relativo : 47 Data pubblicazione : 22/06/05