Se fino ad ora la posizione ufficiale dell’Ue nei confronti della pratica delle mutilazioni genitali (fenomeno che interessa quasi 150 milioni di donne in tutto il mondo) era sì di contrarietà ma legata solamente alle necessità di tutela della salute riproduttiva, oggi Bruxelles intende classificare le infibulazioni e le escissioni praticate sugli organi genitali femminili come vere e proprie violazioni dei diritti umani. Il cambio di linea sostenuto anche dalla Ong “no peace without justice” si iscrive altresì nell’intenzione dichiarata dai vertici della Commissione responsabili per le politiche di sviluppo dei Paesi poveri di aumentare le dotazioni al bilancio comunitario per combattere tali pratiche, più vicine al cittadino europeo di quanto non si possa pensare dal momento che costituiscono la regola anche all’interno delle comunità di immigrati. Il Protocollo di Maputo per i diritti delle donne africane, firmato nel 2003, prevede il divieto di “tutte le pratiche tradizionali dannose”: dei 28 Stati dell’Africa che praticano mutilazioni genitali, solamente 4 hanno finora ratificato il Protocollo. Per ulteriori informazioni, http://www.npwj.org/?q=taxonomy_menu/1/13