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Da crisi a opportunità” “” “

La Comece sullo Stato ” “dell’Unione europea” “

la volontà espressa dal popolo francese e da quello olandese ha messo in dubbio la ratifica del Trattato costituzionale ed ha creato una situazione critica per l’Unione Europea. Tuttavia, questo avvenimento non significa la fine della ‘costruzione’ dell’Europa. Una crisi può comunque trasformarsi in un’opportunità, purché divenga l’occasione di una nuova spinta. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, l’Unione Europea è stata voluta come fondamento della pace in Europa, del benessere e della solidarietà tra gli stati membri. Ricordarlo è fonte di ottimismo, soprattutto nel contesto odierno. Dal 1989, l’Unione Europea rappresenta per i paesi dell’Europa centrale ed orientale una speranza di sviluppo nella libertà. Creare un continente unito nella pace e che serva il bene dei propri cittadini e degli uomini di tutto il mondo resta una missione ed un dovere per tutti i responsabili politici d’Europa. La storia dell’integrazione europea è caratterizzata da fasi successive di esitazione e di orientamento nella direzione giusta. Stiamo entrando ora in un periodo di riflessione sulle prossime tappe di questo cammino comune ai popoli e agli stati d’Europa. Tutti i cittadini, e in particolare i responsabili politici e i rappresentanti dei mass media, sono invitati a partecipare. Diventa essenziale trovare un equilibrio tra l’identità nazionale e il bene comune europeo. Soltanto una sovranità esercitata in comune in un’Unione dei popoli e degli Stati può facilitare la protezione e lo sviluppo delle identità nazionali. In questo modo, sarà possibile anche trovare una risposta alle sfide della globalizzazione e acquietare le paure dei cittadini di fronte a ciò che essi sentono come una perdita di responsabilità e di controllo sugli orientamenti politici. La sussidiarietà e la solidarietà sono i vettori dell’avvenire dell’Europa. Nell’immediato, si può trarre una lezione chiara dai referendum condotti in questi due Stati fondatori. I cittadini hanno messo in evidenza che l’Unione Europa, nella sua situazione attuale (o nel suo funzionamento attuale?), non rispondeva alle loro aspettative. Il cittadino deve essere posto al centro della politica europea. L’essere umano è il responsabile, l’ispiratore ed il fine di tutta la vita pubblica. La politica europea dovrà nuovamente imparare a pensare considerando l’essere umano sia come proprio fine che come punto di partenza. I deputati ed i governi, soprattutto i membri del Consiglio Europeo riuniti il 16 e il 17 giugno per un’importante incontro a Bruxelles, hanno il dovere di tenere conto delle preoccupazioni dei cittadini in materia di disoccupazione, di insicurezza e di ingiustizia sociale. Gli Stati dell’Unione Europea devono rispondere alle aspettative e alle speranze, alle ansie e ai problemi dei cittadini in quanto strettamente uniti all’interno di una stessa comunità. Essi dovranno inoltre trovare delle soluzioni per migliorare il funzionamento di un’Unione Europea a venticinque. Strutture più democratiche e trasparenti vi giocano un ruolo essenziale. Abbiamo bisogno di un’attuazione più coerente del principio di sussidiarietà in Europa. Riconoscere le aspirazioni dei cittadini e far sì che tutte le azioni degli Stati membri e dell’Unione Europea ne siano ispirate, nel contesto di un bene comune, darebbe nuova legittimazione all’Unione Europea; essa ne avrà bisogno per restare, di per sé, uno spazio di solidarietà e di pace e per meglio servire il bene dei popoli di tutto il mondo. Le sfide alle quali non si trovano soluzioni a livello nazionale richiedono invece una risposta europea. Il progetto europeo resterà sulla buona strada soltanto a condizione che i popoli europei, e in particolare quelli giovani, non apprendano soltanto la storia e la tradizione della propria nazione, ma anche quelle degli altri paesi. Questa è la condizione essenziale per una maggiore stima e per un maggior rispetto reciproco tra stati membri grandi e piccoli, vecchi e nuovi. In futuro, la coscienza dell’identità storica dell’Europa e del suo retaggio religioso comune dovrà essere presa in considerazione in modo più esplicito. Ciò permetterà ai cittadini di identificarsi più facilmente con il progetto europeo e di fare dell’Unione Europea un’autentica comunità dei valori. Facciamo appello a tutti i cattolici affinché si impegnino per un bene comune europeo. L’esperienza lo dimostra. Lungi dal ridursi ad un apparato economico e politico, l’Unione Europea poggia su scelte spirituali, intellettuali e culturali. Essa non poggia soltanto sull’impegno dei responsabili politici. Essa dipende dall’impegno di tutti. È per questo motivo che continuiamo a sostenere tutte le iniziative delle parrocchie, delle diocesi e dei movimenti a favore di una migliore conoscenza reciproca attraverso gemellaggi, pellegrinaggi e scambi di ogni tipo. Invitiamo anche tutti i responsabili politici a ritrovare e a perseguire lo spirito e l’impegno dei fondatori dell’Unione Europea. Josef Homeyer, (presidente Comece) Adrianus van Luyn (Vice-presidente) Hippolyte Simon (Vice-presidente) Bruxelles, 14 giugno 2005