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Libertà religiosa ed ecumenismo, segni di speranza per la Chiesa rumena ” “” “
Buone notizie in arrivo per le Chiese della Romania, un Paese a maggioranza ortodossa, con circa 1.400.000 di cattolici circa, secondo l’ultimo censimento ufficiale del 2002 (allorché i dati forniti dalla Chiesa stessa dicono quasi 1.900.000 a motivo di cifre più esatte per i greco-cattolici), ossia il 5,61% (8,76%) dei circa 22 milioni di abitanti. Sembra essere in dirittura d’arrivo, infatti, l’iter che porterà all’approvazione della legge sui culti, con numerosi vantaggi per la libertà religiosa. L’inviata Sir a Bucarest, Patrizia Caiffa, ne ha parlato con l’arcivescovo mons. JEAN-CLAUDE PÉRISSET , nunzio apostolico in Romania, che si è soffermato sul dialogo ecumenico. A che punto è la legge sui culti e quali saranno i vantaggi per i cattolici? “Siamo finalmente arrivati ad un progetto che è in discussione da una decina d’anni. Il 31 maggio si è svolto un incontro al segretariato per i culti che si occupa, tra l’altro, del sostegno che lo Stato può e vuole dare ai diversi culti – con tutti i rappresentanti delle diverse confessioni religiose. Le Chiese saranno riconosciute come entità di diritto pubblico. Si riconosce l’organizzazione interna di ogni culto, si dà la libertà di esprimere il proprio culto in pubblico e in privato, l’accesso ai mezzi di comunicazione sociale, la possibilità di avere proprie scuole, non solo per formare i ministri ma anche per l’educazione dei bambini e giovani, con un riconoscimento e un aiuto da parte dello Stato. Nell’insieme la legge è buona perché tiene conto dei parametri della libertà religiosa, come accade nel resto dell’Ue. Possiamo dirci soddisfatti. Se verrà votata e accettata così com’è ci auguriamo che, nell’applicazione pratica, sparisca anche la mentalità di controllo dello Stato sulla Chiesa”. E la restituzione dei beni ecclesiastici che lo Stato, durante il comunismo, ha sottratto ai greco-cattolici per darli agli ortodossi? “Il dialogo su questo punto non funziona più dall’autunno scorso, da quando la Chiesa ortodossa ha posto, come condizione dell’incontro, che la Chiesa greco-cattolica rinunci alla sua pretesa di avere accesso ai tribunali qualora non si abbiano dei risultati. Si spera che il dialogo possa riprendere. Certo, bisogna trattare questi temi in una maniera fraterna. Ma è un’ingiustizia che necessita, da parte ortodossa, di un po’ di buona volontà. Lo scorso anno sono state però restituite 5 chiese nella diocesi di Cluj greco-cattolica. Ora c’è la questione della restituzione della cattedrale di Oradea mare, con la chiesa dell’ex seminario. Aspettiamo che i frutti rispondano ai fiori. Vi sono purtroppo luoghi dove le comunità greco-cattoliche celebrano ancora all’aperto”. Al di là di questo problema, come procede il dialogo ecumenico? “È più una coesistenza che un vero dialogo. Durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci ritroviamo insieme ma ci sono anche dei luoghi in cui gli ortodossi hanno difficoltà ad accettare di pregare insieme, rispettando l’atteggiamento di altre Chiese ortodosse che non ammettono la preghiera comune. A livello concreto molte comunità si intendono bene. Ma al nord ai greco-cattolici non è permessa neanche la costruzione di una chiesa, usando pretesti civilmente validi. È facile trovare un motivo per dire che la costruzione magari non corrisponde al progetto… Ma l’impegno ecumenico potrà trovare nelle parole di Benedetto XVI a Bari uno stimolo nuovo. Anche Bucarest, da questo punto di vista, ha un ruolo importante: durante la visita di Giovanni Paolo II ha visto tutto il popolo accanto al Papa e al Patriarca ortodosso, e dove è sorto quel grido massiccio ‘unitate, unitate’, al termine della Messa celebrata dal Papa”. Qual è lo stato di salute della Chiesa cattolica in Romania? “Tutte le chiese sono sempre piene la domenica, c’è molta partecipazione ai pellegrinaggi e devozione ai santi. La gente ha mantenuto una fede viva anche durante il comunismo, che non ha mai impedito la partecipazione liturgica. Ma non ci dobbiamo illudere: il materialismo sta lentamente cambiando la situazione. Perciò è importante impegnarsi nella formazione, perché diventi una fede sempre più responsabile, personale e profonda”. Dal punto di vista sociale qual è l’urgenza più grande per la Romania? “La disperazione. A tutti i livelli. La gente non vede miglioramenti economici, il Paese non ha i mezzi per dare di più. I pensionati, ad esempio, guadagnano 30 euro al mese, la stessa cifra che devono pagare per le spese di riscaldamento. Come si può vivere così? Questo spiega i tanti perché di una emigrazione così forte, il Paese si svuota dei suoi giovani, che si illudono di avere una vita migliore in Occidente. Le nostre parrocchie, specie in Moldavia, sono prive della generazione tra i 18 ai 40 anni. I bambini vengono lasciati ai nonni e le famiglie si sfasciano”.