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Delusi dai due "no" dell’Ovest” “

Preoccupazione ” “per l’ingresso nell’Ue previsto ” “per il 1° gennaio 2007” “

“Siamo in una fase estremamente delicata per l’Europa. Dopo il ‘no’ francese e quello olandese alla Costituzione, si rafforzano gli euroscettici”. Cristian Preda , 39 anni, preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bucarest, mette in guardia “dal rischio di rallentare o di arrestare il cammino dell’integrazione”. Dal suo ufficio tiene contatti con colleghi di mezza Europa e segue con apprensione il cammino di avvicinamento del suo paese all’Ue: l’ingresso ufficiale è previsto per il 1° gennaio 2007. La facoltà che guida, creata nel 1991, opera in tre lingue – romeno, inglese e francese -, si fonda sul lavoro di giovani docenti che hanno studiato all’estero prima del 1989 (lo stesso preside ha trascorso molti anni in Francia) e accoglie studenti di altri Paesi. Preda spiega a Gianni Borsa, inviato del Sir a Bucarest: “Aprirsi all’Europa: per noi è una sfida intellettuale e organizzativa”. Francia e Olanda hanno detto “no” alla Carta costituzionale… “Sono deluso per questo risultato. Speravo che alla fine i francesi cambiassero idea. Ora vedo due possibili sviluppi. Uno positivo, con una risposta solidale da parte degli Stati membri dell’Ue, che cercano insieme una strategia per rilanciare l’idea di Europa e le ragioni dell’integrazione, convincendo i cittadini. L’altro, invece, negativo, è una reazione di chiusura che certo non farà bene né all’Europa né ai singoli Paesi”. Come vedono i romeni l’adesione all’Ue? “L’Europa, dopo la caduta di Ceausescu e del regime comunista, era stata interpretata come un punto di approdo. L’80% dei cittadini s’era detto favorevole all’ingresso nella comunità. Invece adesso, nel momento in cui il percorso verso l’Unione è sostanzialmente completato, emergono nuovi scetticismi. La stampa enfatizza spesso problemi che graverebbero sulla Romania. Di recente, ad esempio, si è insistito sul fatto che Bruxelles impone la registrazione degli animali allevati, mentre per il nostro tipo di agricoltura, piuttosto arretrata, ciò sarebbe impossibile. In realtà ogni ostacolo può essere superato se si fa proprio l’ideale europeo e se si comprendono i molti vantaggi che avremmo da una piena adesione. Mi stupisco, invece, che rimangano dietro le quinte i problemi reali del Paese…”. Quali sono i più rilevanti? “Anzitutto l’amministrazione della giustizia. C’è ancora la necessità di ammodernare l’impianto legislativo, di superare le normative che abbiamo ereditato dal regime, di rendere più spedite le procedure. Ma, soprattutto, dobbiamo scardinare questo sistema che sembra fatto apposta per non rendere giustizia! Intentare una causa è costosissimo e quindi molti cittadini rinunciano a difendere i propri diritti e interessi. E poi c’è una intesa perversa tra avvocati e magistratura, con l’esito manipolato di molti processi. Adesso si è deciso, per fare un altro esempio, che l’abbinamento tra una causa e il magistrato chiamato a giudicare deve avvenire per estrazione a sorte. Il ministro, la signora Monica Macovei, ha buona volontà, ma ogni volta che cerca di intervenire la accusano di voler politicizzare la giustizia. In questi anni, proprio grazie al fatto che il Paese deve rispettare i criteri di adesione, si sono verificati dei passi in avanti; eppure molto resta da fare”. In quali altri campi, posti sotto l’occhio Ue, auspica miglioramenti? “Citerei l’amministrazione pubblica, da rendere più efficiente e al servizio del cittadino, superando contraddizioni interne e ritardi. Basti dire che a marzo il governo aveva deciso di aumentare gli stipendi dei professori: all’Università è stato trasferito l’ordine di pagamento, ma non i soldi”. Quindi? “Quindi niente aumento. Pensi che un ricercatore universitario guadagna mediamente 150 euro al mese. Le sembra possibile che i nostri giovani più preparati non abbiano voglia di emigrare? Infatti un ulteriore problema che segnalerei è l’emigrazione consistente dei romeni verso Spagna, Italia, Germania e altri Paesi, in cerca di un lavoro e una vita dignitosa. La mobilità della popolazione avviene poi anche fra campagna e città e viceversa. Così nelle città più grandi, come Bucarest, Costanza, Timisoara, emerge una grave carenza di alloggi. Tra la capitale e la regione moldava, nel nord-est, ci sono forti squilibri. A fronte di 4 milioni di lavoratori, abbiamo 6 milioni di pensionati e una cifra abbastanza elevata di disoccupati”. Quali chances può offrire l’Ue alla Romania? “Come dicevo prima, l’Unione ci obbliga a fare delle riforme, a far crescere il Paese. Ma occorre anche capire che tutto ciò costituisce una opportunità per noi, per migliorare la qualità della vita. Si rende però necessario un cambio di mentalità, sia da parte dei politici e delle istituzioni, che dei cittadini”.