Tra i musulmani che vivono in Europa si osserva una tendenza ad uno “sviluppo bipolare” tra “Islamismo ed Euroislam”: ad affermarlo è p. Hans Vöcking, esperto dell’Islam, intervenuto al 6° Simposio sulla Globalizzazione, conclusosi a Vienna il 6 giugno. Vöcking ha affermato che i 10-16 milioni di islamici attualmente presenti nel vecchio continente sono divisi tra coloro che tendono all’Islamismo tradizionale e coloro che sviluppano un “Euroislam” in cui “religione e politica sono separati” e “l’Islam diventa spiritualità”. Vöcking ha altresì evidenziato che gli islamici provenienti da aree dedite all’agricoltura, “con l’immigrazione nel cuore delle città europee, degli ambienti di lavoro e il modo di vivere europei, varcano il confine della modernità e della modernizzazione”. “La crescita di movimenti islamici in Europa solleva a sua volta la questione del limite intrinseco della tolleranza”, ha aggiunto, “tolleranza che non può spingersi fino all’annientamento di se stessi”. “Riflettere ulteriormente sui limiti della tolleranza, è un compito che spetta alla politica ma anche all’opinione pubblica”. Al simposio ha preso parte, tra gli altri, anche Albert Rohan, ex segretario generale del ministero degli Esteri. Il diplomatico si è espresso chiaramente a favore dell’ingresso della Turchia nell’Ue, Paese in cui ravvisa una “forma moderata di Islam”. Al centro dell’incontro vi era anche il fenomeno del “capitalismo come religione sostitutiva”. Il professore di etica sociale di Innsbruck, Wolfgang Palaver ha messo in risalto il problema della rimozione della religione dalla vita pubblica e la volontà di circoscriverla alla sola sfera privata, una tendenza che “favorisce le religioni sostitutive. È necessario creare un clima socio-culturale che consenta lo sviluppo economico senza che le persone diventino vittime dell’idolo economistico”.