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Non è un "no" assoluto” “

Dopo il voto di Francia, ” “Olanda e il rinvio di Gran Bretagna no al pessimismo” “” “

“Il ‘no’ francese ed olandese richiede discernimento sulle responsabilità dei politici e dei cittadini stessi. Questo voto è in effetti multiplo. Non si può di conseguenza dedurne un rifiuto assoluto del progetto europeo”. Lo dichiara mons. Noël Treanor , segretario generale della Comece, la Commissione degli episcopati della Commissione europea, a commento degli esiti negativi del referendum sul trattato costituzionale europeo in Francia e Olanda (vedi Sir n.42/2005). Intanto la doppia bocciatura franco-olandese ha spinto la Gran Bretagna a sospendere a tempo indeterminato l’iter parlamentare per indire il referendum di ratifica della Costituzione europea. Sul voto si è espresso anche mons. Giuseppe Merisi , vescovo ausiliare di Milano, che rappresenta i vescovi italiani presso la Comece. NON DIMENTICARE I PAESI CHE HANNO RATIFICATO. Questo voto, secondo mons. Noël Treanor, “traduce delle vere inquietudini riguardo ai problemi sociali, economici e di sicurezza in seno ai Paesi membri e interroga sulla reale capacità della politica dell’Unione europea di rispondere a queste sfide. Mette in guardia contro un allargamento illimitato dell’Ue. I timori dei cittadini richiedono coraggio e risposte coerenti da parte dei responsabili politici a livello nazionale ed europeo”. È anche vero, prosegue Treanor, “che una parte del voto negativo è il risultato di una cattiva informazione e di una comunicazione inadeguata rispetto ai fini e ai contenuti del trattato costituzionale”. Questo sottolinea, a suo avviso, “la necessità di sviluppare la trasparenza, la legittimità e la partecipazione all’interno del sistema di governo”. “Bisogna inventare – suggerisce mons. Treanor – nuovi modi per far conoscere le intenzioni del progetto europeo e le azioni dei politici europei”. Il segretario della Comece invita però a “non dimenticare che dieci Paesi membri hanno già ratificato” il trattato e a tenerne perciò conto. “Tutti i cittadini europei, cristiani in primo luogo – afferma – devono ridare vigore al loro apprezzamento dell’importanza politica e sociale del progetto europeo e del successo di cui è stato portatore fino ad oggi. Il progetto europeo rimane vitale per la promozione della pace, lo sviluppo economico e il mantenimento della coesione e dell’integrazione sociale, oggi come 50 anni fa”. Dei risultati dei referendum si parlerà all’incontro del comitato esecutivo della Comece il 9 e 10 giugno. APPROFONDIRE IL ‘DOPPIO NO’. “C’è rammarico per l’esito negativo dei referendum in Francia e nei Paesi Bassi. Occorre approfondire le ragioni di questo doppio ‘no’, per sapere se hanno prevalso motivi di politica interna oppure se si è trattato di un parere negativo sulla Carta costituzionale o, addirittura, sull’intero processo di integrazione europea”. A parlare è mons. Giuseppe Merisi, vescovo ausiliare di Milano, rappresentante dei vescovi italiani presso la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) che insiste per una “pausa di riflessione che ci aiuti a interpretare il messaggio giunto dai cittadini francesi e olandesi”. A suo avviso possono essere intervenute diverse motivazioni a sostegno del “no”: “taluni hanno osservato che sull’elettorato hanno fatto presa la paura di nuove ondate migratorie dall’Est o dalla Turchia, ma anche l’avversione verso un eccesso di burocrazia imputata alle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo. All’Europa comunitaria sono giunte poi – aggiunge Merisi – accuse persino contrastanti: c’è chi ha parlato di una Costituzione troppo liberista, altri hanno espresso parere opposto”. “Mi pare sia particolarmente interessante l’obiezione che mette in guardia da una Unione europea troppo invasiva su taluni temi che potrebbero essere meglio affrontati a livello nazionale: si pensi, ad esempio, alla bioetica, all’educazione, alle questioni legate alla famiglia…”. Merisi segnala un’altra possibile contraddizione: “Questo duplice risultato negativo potrebbe essere visto sia come un voto contro la Carta costituzionale o magari contro la stessa idea di ‘casa comune europea’; ma potrebbe anche indicare che una parte di cittadini chiede ‘più Europa’, ossia una maggior convinzione da parte della classe politica nel procedere verso l’integrazione fra gli Stati membri dell’Ue”. Infine il vescovo afferma: “sarà responsabilità comune rilanciare il cammino di integrazione, considerando che non ci sono alternative percorribili alla costruzione di un’Europa di pace, fondata sul binomio unità-diversità. Occorre tener conto della volontà popolare, offrendo nuove opportunità per rilanciare la Costituzione e per avvicinare i cittadini alle istituzioni”.