Non tutto è perduto” “

Le reazioni delle istituzioni europee al ‘no’ francese ” “al Trattato europeo” “

“Il risultato del referendum merita un’analisi approfondita, in primo luogo da parte delle autorità francesi. Le istituzioni europee dovranno ugualmente riflettere al momento opportuno sui risultati dell’intero processo di ratifica”. È quanto scrivono i rappresentanti delle tre principali istituzioni comunitarie (Parlamento, Consiglio e Commissione) che hanno diffuso un documento congiunto sui risultati del voto in Francia che il 29 maggio ha respinto il Trattato costituzionale dell’Unione con il 54,87% dei voti. UN DOCUMENTO CONGIUNTO. Josep Borrell, presidente del Parlamento, Jean-Claude Junker, guida di turno del Consiglio e José Manuel Barroso, capo dell’Esecutivo, scrivono: “Bisogna peraltro ricordare che nove Stati, rappresentanti quasi la metà (49%) della popolazione europea hanno già ratificato il Trattato” e che “la maggioranza degli Stati membri non ha ancora avuto l’occasione di condurre a termine il proprio processo di ratifica”. “Il tenore del dibattito in Francia e il risultato del referendum – affermano i tre politici – rafforzano oltremodo la nostra convinzione che i responsabili politici nazionali ed europei devono fare di più per spiegare la vera posta in gioco e la natura delle soluzioni che solo l’Europa può apportare. Noi continuiamo a credere che una risposta a livello europeo rimane la migliore e la più efficace in un contesto di mondializzazione accelerata”. Dopo aver ricordato la necessità di coinvolgere di più i cittadini in questo cammino, aggiungono: “La costruzione europea è per sua natura complessa. L’Europa ha già conosciuto dei momenti difficili ma essa ha saputo ogni volta uscirne rafforzata”. RILANCIARE L’AZIONE DEI 25. “È impossibile rinegoziare il testo del Trattato” e “il processo di ratifica della Carta, in atto in tutta l’Unione europea, deve andare avanti”. Jean-Claude Junker, premier lussemburghese e presidente di turno del Consiglio Ue, accoglie i risultati del referendum francese, rilanciando contemporaneamente il cammino dell’Unione dei Venticinque. Il presidente Jacques Chirac ha dichiarato: “Prendo nota della decisione sovrana del popolo francese di respingere il trattato. La Francia – ha poi aggiunto il presidente – manterrà il suo posto nell’Unione europea e terrà fede agli impegni presi, ma sarà più difficile tutelare i suoi interessi”. La situazione creatasi con il risultato negativo del referendum francese “verrà affrontata nel Consiglio europeo che si terrà regolarmente il 16 e 17 giugno”. È ancora il presidente di turno dell’Unione europea, Jean-Claude Junker, che si incarica di delineare il cammino comunitario dopo il voto di Parigi, rassicurando gli altri Paesi che “la Costituzione non è morta”, anche se certo “non ha acquisito nuova forza”. Da tutta Europa sono subito giunte a Bruxelles dichiarazioni e analisi sul referendum francese. Il presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha spiegato che “si imporrà ora uno sforzo propositivo da parte di tutti i Paesi a cominciare dalla Francia”. Dal canto suo il ministro degli esteri della Turchia, Abdullah Gul, ha subito smentito l’ipotesi secondo cui il “no” dei francesi sarebbe dipeso “dalla paura di un accesso di Ankara nell’Ue”. “Non c’è nulla di vero in questo – ha puntualizzato Gul ai giornalisti -. Ormai l’Europa ha fatto una scelta verso l’ingresso della Turchia (le trattative per l’adesione dovrebbero prendere avvio il 3 ottobre – ndr.) e il voto francese non cambierà le cose”. Valutazioni preoccupate sul voto, tese però a rilanciare il cammino dell’Ue, sono giunte, fra l’altro, dal capo del governo tedesco, Gerard Schroeder (“Un duro colpo per il processo di ratifica, ma non è la sua fine”) e da quello spagnolo Louis Zapatero (“Un inciampo, non una catastrofe”). CONTINUEREMO A COOPERARE. “Il Consiglio d’Europa non sarà influenzato dal voto dei Francesi. Il Consiglio e l’Unione sono due organizzazioni diverse”. È quanto ha dichiarato il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, commentando il referendum francese che ha visto, il 29 maggio, il fronte del ‘no’ prevalere con il 54,87% contro il 45,13% dei ‘sì’ (affluenza al voto 70%). “Il Consiglio d’Europa è formato da 46 Paesi che vanno dall’Islanda alla Turchia, dalla Russia al Portogallo – ha detto Davis – e si basa sulla cooperazione e non sull’integrazione”. Pertanto, ha concluso, “continueremo a lavorare insieme per il progresso e la diffusione della democrazia, per la difesa dei diritti umani e della cultura dello Stato in tutta Europa” francese della Costituzione europea”.