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Dopo una nota ” “su Benedetto XVI due riflessioni ” “di "Europe-infos" di maggio” “
“In Karol Wojtyla Dio e l’uomo erano inseparabili. Questa ricerca dell’uomo attraverso Dio era alla base del suo interesse per il prossimo e le sue condizioni sociali, e lo rendeva cosciente della fragilità dell’uomo stesso. In questo senso penso si possa definire Giovanni Paolo II ‘uomo di Dio'”, titolo onorifico al quale non hanno avuto diritto che grandi personalità nella storia della Chiesa”. Così mons. JOSEPH HOMEYER, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), ricorda papa Wojtyla nel numero di maggio di “Europe infos”, mensile della Comece e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe). CHIAROVEGGENTE E PROFETICO. “Un formidabile dono alla, Chiesa, all’ecumenismo e al mondo intero” è stato, per mons. Homeyer, Giovanni Paolo II. “Uomo di visione, esigeva la riorganizzazione dell’Europa e ripeteva instancabilmente che la costruzione della civiltà europea doveva basarsi sul riconoscimento della dignità e dei diritti fondamentali e inalienabili dell’uomo… La sua immagine eloquente di un’Europa che respira con due polmoni, sia dal punto di vista religioso che culturale e politico, resterà sempre nella mia memoria” prosegue il presidente Comece che evoca un ricordo personale: quello del suo primo incontro con l’allora arcivescovo di Cracovia nel 1972. Mons. Homeyer, appena nominato segretario della Conferenza episcopale tedesca, ebbe l’opportunità di accompagnare in Polonia l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga, card. Julius Döpfner. In quell’ occasione, racconta mons. Homeyer, il card. Wojtyla affermò che “la Chiesa polacca, fortemente impostata sul clero, aveva molto da apprendere da quella tedesca” contrassegnata da una presenza di “laici responsabili e capaci”. E ancora: per l’arcivescovo di Cracovia “il comunismo non era che un fenomeno effimero ed occorreva interrogarsi sulla forma che avrebbe potuto assumere la Chiesa in un mondo postcomunista. Solo alcuni decenni più tardi – è il commento del presidente Comece – comprendemmo come quest’uomo fosse stato chiaroveggente, quasi profetico”. IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE. L’integrazione degli immigrati nell’Ue è essenziale per gli immigrati stessi, ma anche per l’insieme della società”. Di qui, per CLARA COFFEY, la necessità che “la Commissione europea presenti delle proposte per l’applicazione dei dieci principi comuni di base in materia di integrazione degli immigrati, adottati nel novembre 2004 dal Programma di La Haye”. Principi che “riconoscono ruoli e responsabilità degli immigrati” e “identificano il ruolo essenziale dell’impiego e dell’istruzione nel processo di integrazione – specifica Coffey -, oltre all’importanza del rispetto dei valori fondamentali dell’Ue, la comprensione della lingua, delle norme e delle tradizioni della società d’accoglienza”. L’integrazione, annota la giornalista, “non può essere né abbandonata a se stessa, né imposta”. Pertanto, afferma, “a dispetto di resistenze e incomprensioni, la Commissione deve essere attenta a queste politiche concepite per il bene di tutti e giocare un ruolo di leader” tenendo conto “dei diversi livelli ai quali esse possono essere messe in pratica”. POLITICA DI DIFESA. “L’Unione europea avanza risolutamente verso una difesa sempre più strutturata”; essa “non è più unicamente di natura militare e, al tempo stesso, i mezzi militari non sono legati soltanto alle minacce armate”. È quanto afferma MARC DE GEYER, con riferimento al recente vertice informale dei ministri della Difesa degli Stati membri con Javier Solana, Alto rappresentante per la Pesc (politica di sicurezza). Tra le novità emerse dall’incontro, i “raggruppamenti tattici”, truppe multinazionali messe a disposizione dall’Ue, ma, soprattutto, sottolinea De Geyer, “alcuni punti che potrebbero apparire inusuali in materia di difesa”. Tra questi, riferendosi ai Balcani, “la necessità di rafforzare l’impegno civile – e non militare – negli ambiti della sicurezza interna e del rispetto del diritto. Una significativa tendenza, per la quale il confine tra ‘civile’ e ‘militare’ tende a sfumare”. Una tendenza, prosegue De Geyer dimostrata anche dall'”intenzione di associare la presenza militare alla prospettiva di adesione della Bosnia-Erzegovina”. Per il giornalista, inoltre, “da qualche tempo la Nato e l’Ue fanno degli sforzi di coordinamento che sembrano dare risultati positivi “, in particolare in materia di terrorismo. “La difesa non è che un componente della politica antiterrorismo che si basa largamente su misure di sicurezza interna ” è la convinzione emersa dal vertice, durante il quale, prosegue De Geyer, “sono stati affrontati anche altri temi, quali la crisi del Darfur e la tragedia dello tsunami”; ambiti nei quali “è stata sottolineata l’importanza della complementarità di aiuti militari e cooperazione allo sviluppo”. Ribadita, infine, “la necessità di migliorare la comunicazione tra difesa europea e cittadini, affinché questi sappiano in che modo l’Unione utilizza i propri mezzi militari”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1393 N.ro relativo : 42 Data pubblicazione : 01/06/05