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Segno di una Chiesa che cresce” “” “
Oltre 3,5 milioni di abitanti, per la gran parte (70%) musulmani, con un 20% di ortodossi e solo un restante 10% di cattolici. È la fotografia dell’Albania che procede verso un lento sviluppo economico e sociale. Qui di seguito l’intervista a mons. ANGELO MASSAFRA , arcivescovo di Scutari e presidente della Conferenza episcopale albanese, che illustra a Sir Europa la lenta ma progressiva rinascita della chiesa locale anche alla luce degli ultimi eventi che hanno visto l’elezione di Benedetto XVI. Come è stata accolta in Albania la notizia dell’elezione di Benedetto XVI? “Gli albanesi amano da sempre il Papa, anche i non-cattolici. E tutto il popolo, come ha vissuto con tristezza e partecipazione la sofferenza e morte di Giovanni Paolo II, così allo stesso modo ha accolto con gioia e con tante iniziative, in varie diocesi, la notizia di un altro Pastore per la guida della Chiesa. Ciò ha trovato riscontro anche tra i vescovi albanesi. Ci siamo infatti riuniti in aprile due giorni come Conferenza episcopale e abbiamo inviato un messaggio al Papa per l’elezione, prestandogli fedeltà e con l’impegno di voler continuare sulla scia di Giovanni Paolo II. Il 26 aprile abbiamo celebrato una liturgia di ringraziamento presso il santuario Madonna del Buon Consiglio, con la presenza di una moltitudine di persone, ringraziando il Signore per il nuovo Papa. Con questo voglio dire che il popolo albanese ha voluto molto bene a Giovanni Paolo II. È l’unico Papa che ha conosciuto nella sua storia recente segnata da decenni di dittatura comunista. Giovanni Paolo II, inoltre, il 25 aprile ’93 venne in Albania e consacrò i primi 4 vescovi albanesi, dimostrando grande amore per il nostro popolo”. Perché, secondo lei, il Papa aveva questo riguardo per l’Albania? “Perché anche lui veniva da una esperienza storica simile alla nostra, segnata da un regime ateo. Nell’80, quando scrisse parte del suo testamento, parlò, in un punto molto significativo, di tempi indicibilmente difficili e inquieti, nei quali la Chiesa si trova in stato di persecuzione. Dice anzi che quest’epoca supera per grado di odio quelli precedenti. Noi qui in Albania abbiamo subito pensato che quelle parole si riferissero alla nostra realtà dell’epoca. Il Papa poco prima aveva ricevuto un grande dossier sull’Albania, allora ancora in pieno regime comunista. A parte la Cina, il nostro Paese era quello che viveva in situazione di grave contrasto verso la religione e il Papa lo aveva capito a fondo e soffriva per noi e con noi. Fu in quegli anni che si rafforzò l’affidamento spirituale alla Madonna del Buon Consiglio, sia nella diocesi di Scutari di cui è patrona, sia dell’Albania, affidamento decretato da Papa Leone XIII”. Quali sono stati i momenti ecclesiali più significativi di questi mesi? “Oltre al mese mariano che sta per concludersi, e che è molto sentito dai fedeli, c’è la devozione a S. Antonio, anch’essa straordinariamente diffusa. Bisogna considerare che si tratta di una devozione piuttosto unica, presente anche tra i non cattolici e addirittura tra i non cristiani, verso questo santo. Il fenomeno trova riscontro, allo stesso modo, in Turchia, anch’esso Paese dove i cattolici sono una minoranza. Vorrei ricordare anche il recente raduno delle scuole cattoliche con l’assemblea nazionale a Tirana. Abbiamo visto riunite scuole di ogni ordine e grado, fino all’università aperta due anni fa nella capitale dai Padri Concezionisti, con le sue facoltà di medicina, scienze economiche e politiche. Sono eventi che stanno ad indicare una crescita della presenza cattolica, nel servizio al Paese intero e per il bene di tutti”. La Chiesa albanese si va quindi strutturando sempre meglio? “Si tratta sempre di una presenza giovane, che ha bisogno di vocazioni per poter offrire l’aiuto e l’apostolato richiesti, ma il cammino è positivo. Mentre infatti ci sono i primi avvicendamenti nelle comunità religiose e tra i preti fidei donum, che dopo alcuni anni di servizio tornano nei loro Paesi, nei giorni scorsi ho ordinato tre diaconi francescani. Sono le vocazioni locali che si affacciano e che danno fiducia su una crescita della presenza ecclesiale. Allo stesso modo, anche le iniziative pastorali crescono in quantità e speriamo in qualità: come vescovi abbiamo riflettuto sulla Giornata nazionale per l’Anno Eucaristico, che si terrà a Reshen. Si è anche parlato della Giornata mondiale della Gioventù a Colonia, che vedrà la presenza di 200 nostri giovani. Il 18 giugno terremo la celebrazione nazionale a Tirana della Giornata della Gioventù. L’ultima cosa che vorrei dire è che stiamo procedendo per il processo canonico di beatificazione dei Servi di Dio, vittime dell’odio antireligioso dei decenni scorsi. Saranno i futuri protettori del nostro Paese”.