Turchia: in dialogo con le chiese ortodosse” “

“Dialogo dell’esperienza religiosa e degli scambi teologici”; “messa in pratica del riconoscimento delle Chiese ortodosse come Chiese sorelle”; “dialogo delle opere”; sviluppo “delle relazioni ecumeniche”: questi, per il vicario apostolico dell’Anatolia (Turchia) mons. Luigi Padovese, i passi da compiere in vista dell’unità con le Chiese ortodosse. Intervenuto nei giorni scorsi ad Aleppo (Siria settentrionale) ad una conferenza sul futuro dell’ecumenismo, mons. Padovese ha ricordato la visita nella città siriana del card. Kasper, nel marzo 2003, per l’inaugurazione di “una chiesa dai colori e a vocazione ecumenica, messa a disposizione dalle diverse comunità locali, cattoliche e ortodosse, per le loro celebrazioni”. A separare le Chiese ortodosse dalla Chiesa cattolica romana, annota Padovese, è l'”esercizio del ministero petrino” sul quale, ricorda, “Giovanni Paolo II aveva dichiarato di essere disponibile a ‘trovare una forma di esercizio del primato aperto ad una situazione nuova, ma senza alcuna rinuncia all’essenziale della propria missione”. Quale futuro, allora, per l’ecumenismo, inteso come “impegno per trasformare le affermazioni contraddittorie in tensioni costruttive?”. “Già si può parlare di ‘conquiste reali'” ha osservato mons. Padovese, ma il cammino ecumenico va approfondito incentivando “il dialogo dell’esperienza religiosa, nel quale si possano finalmente sprigionare le ricchezze spirituali da condividere”; il dialogo degli scambi teologici” che, partendo dalla “purificazione della memoria ricerchi le cause delle divisioni” per “non permettere al passato di paralizzare il nostro presente”. Ma occorre anche “rinunciare ad ogni sorta di proselitismo: la base dei nostri rapporti attuali deve essere il riconoscimento reciproco come Chiese sorelle e il dialogo nella verità e nella carità”. E ancora “è di grande importanza, come suggeriva il card. Kasper, la possibilità di creare strutture istituzionali permanenti tra le chiese”, una sorta di “telefono rosso per uno scambio regolare di informazioni e pareri”. Per mons. Padovese “il cammino intrapreso da Giovanni Paolo II troverà continuità in Benedetto XVI che ha riservato ampio spazio alla questione ecumenica”.