europa - africa" "
Politiche sbagliate per l’agricoltura e agricoltori a rischio ” “” “
Pochi sanno che l’Europa vive di agricoltura, con oltre la metà della popolazione dei 25 Stati membri nelle aree rurali. I nuovi Stati membri hanno inoltre portato in dote 38 milioni di ettari di terre coltivabili, che si sono aggiunti ai 130 milioni della vecchia Europa, e una crescita del 10-20% nella produzione. Anche in Africa il 60% della popolazione è impiegata nell’agricoltura familiare. “Ma gli agricoltori sono a rischio per scelte politiche sbagliate, in Europa come in Africa”: è la denuncia della nuova campagna “EuropAfrica terre contadine”, promossa da organizzazioni di coltivatori del Nord e del Sud del mondo (tra cui Coldiretti e Reseaux des organisations paysannes et de producteurs agricoles de l’Afrique de l’Ouest), ong italiane (Terra Nuova e Crocevia) e commercio equo e solidale (Roba dell’altro mondo). La campagna, che verrà presentata alla stampa il 25 maggio a Roma vuole “far emergere con chiarezza il potenziale di sviluppo che, in Europa come in Africa, rappresentano le aziende agricole piccole e medie a carattere familiare, in gran parte sottovalutate dal mercato e anche dalle politiche pubbliche”. Nel mondo 1.300 milioni di contadini. Nel mondo vivono 1.300 milioni di contadini, ma solo il 6% vive in una situazione di benessere adeguata agli investimenti fatti a livello finanziario e di risorse umane. Nell’Europa allargata oltre la metà della popolazione vive di agricoltura, in Africa il 60% della popolazione è impiegata nell’agricoltura familiare. Secondo la Commissione europea i profitti cresceranno: stime calcolate sulla base di proiezioni di mercato per il periodo 2004-2011 hanno calcolato che il reddito agricolo crescerà del 14.2 % tra il 2003 e il 2011 in termini reali e per unità al lavoro. Nell’Europa dei 15 crescerà della media del 5% mentre nei nuovi Stati membri crescerà del 126.4 % nello stesso periodo. Ma gli agricoltori sono in difficoltà. Eppure, denuncia la Campagna “EuropAfrica”, “il modello agroalimentare dominante tende a considerare l’agricoltura come reparto all’aperto della produzione industriale, relegando a funzione marginale i modelli contadini del lavoro, della relazione con il territorio, della coltivazione delle risorse piuttosto che del loro massimo sfruttamento”. Qualche esempio? “In Italia spiegano i promotori della campagna – il 10% circa delle famiglie che vivono dei frutti della terra si trova al di sotto della soglia assoluta di povertà, con un reddito mensile di 600 euro. Se a queste famiglie aggiungiamo quelle che hanno un reddito annuo compreso fra i 7.500 ed i 12.500 euro, allora superiamo il 36% delle famiglie rurali che vivono con un reddito inferiore ai 1000 euro al mese”. In Senegal, la storia di Ibrahima, che vive a Dagana, nella Vallée du Fleuve, è indicativa. “Nella mia famiglia siamo dieci persone racconta -. Gli anziani di casa mia ricordano quando, prima degli anni Sessanta, le famiglie occupavano le terre di riporto nella stagione secca, dopo la ritirata del fiume. Ogni famiglia a quei tempi coltivava 4 o 5 ettari di miglio o sorgo, e nella stagione piovosa accanto al miglio seminavano souna e niébé”. Una serie di provvedimenti governativi ingiusti, la siccità, gli obblighi del Paese nei confronti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, il libero mercato e la concorrenza spietata degli altri Paesi hanno aumentato le difficoltà di chi ha raccolto l’eredità degli anziani e ora vive di agricoltura. “Quando ascolto i racconti dei vecchi di casa mia continua Ibrahima -, devo ammetterlo: viviamo molto meglio di quando potevamo contare solo su 4 ettari di sorgo e non maneggiavamo bene la pluviometria. Ma nei nostri villaggi, oggi, ci sono delle persone rovinate, escluse, che non possono ripagare i debiti e perdono la terra. Questo non sarebbe mai accaduto nelle nostre comunità nel passato. Se non ci fossimo organizzati a livello nazionale non avremmo potuto resistere. E oggi invece anche le istituzioni ci debbono ascoltare”. Le richieste all’Europa. Alle istituzioni europee ed italiane verranno fatte quindi alcune richieste, tra cui “rimettere in discussione le regole ingiuste del commercio internazionale” e sviluppare politiche agricoli “favorevoli all’agricoltura familiare”. Ai cittadini verrà chiesto, invece, “di premiare con i propri consumi, a partire dalla spesa quotidiana, i prodotti agricoli di qualità, i prodotti locali, biologici, equi e solidali”.