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Una risposta corale” “

I 46 Paesi riuniti a Varsavia” “” “

“Oltre agli importanti documenti che abbiamo firmato, oltre ai discorsi ufficiali, abbiamo potuto parlarci, discutere assieme dei problemi comuni e delle modalità per affrontarli. Credo che in questi giorni a Varsavia si sia finalmente respirata un’aria di unità paneuropea”: dalle parole del presidente polacco Aleksander Kwasniewski , “padrone di casa” al vertice dei 46 paesi aderenti al Consiglio d’Europa, traspare il successo accreditato dai presenti all’incontro tenutosi nella capitale polacca il 16 e 17 maggio. Nuove sfide, terrorismo e riforma della Corte di Strasburgo. “L’Europa è cambiata negli ultimi anni – ha spiegato Kwasniewski -: abbiamo di fronte le sfide del terrorismo, della sicurezza e del benessere dei nostri cittadini, dell’allargamento dell’area democratica… E’ parso a tutti necessario operare in stretta collaborazione, mediante il Consiglio d’Europa e rafforzando la complementarietà fra questo, l’Ue e l’Osce”. In tale direzione i leader politici hanno adottato una Dichiarazione conclusiva, mediante la quale è stato affidato al “collega” Jean-Claude Juncker il compito di redigere “un rapporto sulle relazioni tra Consiglio d’Europa e Unione europea”, per evitare sovrapposizioni di competenze e dispersioni di risorse, e “tenuto conto dell’importanza della dimensione umana della costruzione europea”. E’ stato inoltre costituito un “gruppo di saggi” che dovrà formulare proposte di riforma della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, su cui gravano 78 mila pratiche arretrate. “Rispondere insieme alla globalizzazione”. All’incontro di Varsavia è stata conferita pari dignità a tutti i Paesi, da Andora, Monaco e San Marino, fino a Germania, Russia, Gran Bretagna e Francia. Così nel castello reale di Varsavia hanno fatto risuonare la loro voce fra gli altri i premier di Armenia, Azerbaigian, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Liechtenstein, Norvegia, Serbia e Montenegro, Turchia e Ucraina. Importante anche il fatto che con l’incontro del CdE “si sia rafforzata – come ha spiegato il segretario generale, l’inglese Terry Davis – la convinzione che ai problemi della globalizzazione si deve rispondere stando uniti”. “Di fronte alla mondializzazione di alcuni gravi problemi come il terrorismo, la corruzione, la tratta degli esseri umani – ha dichiarato al Sir Guy de Vel, belga, direttore generale degli affari giuridici del CdE -, si rafforza una domanda di leggi e di convenzioni giuridiche che potremmo definire globali”. Tra i compiti del CdE “c’è proprio quello di creare standard giuridici cui i paesi membri si dovranno adeguare. Ad esempio, contro la cibercriminalità occorre operare assieme e con determinazione, perché questi tipi di reato non badano ai confini nazionali. Uguale attenzione va posta alla protezione dei diritti dei bambini”. Santa Sede: “bene comune” e libertà religiose. L’arcivescovo Giovanni Lajolo, segretario per le relazioni con gli Stati, è intervenuto a nome della Santa sede, affermando: “Porto i saluti del nuovo papa, Benedetto XVI, che non a caso ha scelto per nome quello di uno dei patroni d’Europa”. Lajolo ha aggiunto: “Il ruolo del CdE è stato essenziale e resta importante al fine di perseguire il bene comune e il rispetto delle identità nazionali. Occorre ora, nel cammino di integrazione europea, insistere sul valore della libertà di coscienza e di religione. Noi oggi abbiamo parlato di valori condivisi da tutti. Ma se si vuol rafforzare l’Europa, è necessario fare riferimento alla storia e alle radici comuni”, da cui trarre indicazioni per costruire il futuro. Tre nuove Convenzioni e presidenza al Portogallo. Nel documento finale, sottoscritto dai capi di Stato e di governo, si legge: “Il progresso futuro della costruzione di un’Europa senza ritardi e ambiguità deve continuare a essere fondato sui valori comuni consacrati dallo Statuto del Consiglio d’Europa: la democrazia, i diritti dell’uomo, la preminenza del diritto”. Nella Dichiarazione sono ricordati vari anniversari: il 60° della fine della seconda guerra mondiale; il 30° dell’Atto di Helsinki; i 25 anni della vicenda del sindacato polacco “Solidarnosc” e i 15 anni della caduta del “muro di Berlino”. “Noi rendiamo omaggio – prosegue il testo – a tutti quelli che hanno permesso di superare divisioni dolorose e di ampliare il nostro spazio di sicurezza democratica. Oggi, l’Europa è guidata da una filosofia politica d’integrazione e di complementarietà e da un impegno comune verso l’azione multilaterale fondata sul diritto internazionale”. Il vertice era stato preceduto da un incontro europeo delle Organizzazioni non governative, che collaborano a molti progetti concreti del CdE. Ugualmente importante il Summit della gioventù, tenutosi parallelamente al vertice, che ha consegnato un messaggio ai leader politici. L’appuntamento di Varsavia si è chiuso con tre nuove Convenzioni del CdE contro terrorismo, riciclaggio dei capitali e tratta degli esseri umani, con l’approvazione di un “Piano d’azione” per i prossimi anni e con il passaggio della presidenza di turno del Consiglio dei ministri dalla Polonia al Portogallo.