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Il 16 e 17 maggio si è tenuto a Varsavia il terzo Vertice dei capi di Stato e di Governo dei Paesi membri del Consiglio d’Europa. Era presente anche la delegazione della Santa Sede guidata da mons. Giovanni Lajolo, segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, che è intervenuto con una relazione di cui riportiamo un ampio stralcio. “L’Europa potrà essere amata dai suoi cittadini ed operare come fattore di pace e di civiltà nel mondo soltanto se sarà animata da alcuni valori fondamentali: la promozione della dignità dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali, tra i quali in primo luogo la libertà di coscienza e di religione; la ricerca del bene comune in spirito di solidarietà; il rispetto delle identità nazionali e culturali. Indubbiamente tali valori sono da tutti condivisi, ma, per avere viva concretezza e non restare in una opaca genericità, dovranno fare riferimento alla storia propria dell’Europa perché essa costituisce l’Europa nella sua identità spirituale… Il ruolo preminente che il cristianesimo ha avuto nel formare ed arricchire tale patrimonio culturale, religioso e umanistico è a tutti ben noto e non può essere ignorato. Sfide molto concrete provengono dai grandi problemi mondiali ereditati dal secolo XX: la minaccia nucleare, che rischia ora di sottrarsi all’esclusiva responsabilità storica delle grandi potenze, l’insorgere di fondamentalismi politico-religiosi, i grandi fenomeni migratori, ed alcune situazioni di pericolosa instabilità a livello statale anche nello stesso ambito europeo: mi riferisco qui in particolare alla situazione della Bosnia-Erzegovina e della regione del Kosovo, entrambe bisognose di un assetto sicuro, che non può essere ottenuto senza assicurare efficaci garanzie per le minoranze. Vorrei spendere una parola anche sul tema dell’architettura europea. Un migliore coordinamento delle Organizzazioni europee è richiesto da ciò che costituisce l’originalità creativa del progetto europeo. Il buon esito di questo non esige infatti soltanto un efficace funzionamento delle singole grandi istituzioni, ma anche una loro equilibrata sinergia, che consenta ai cittadini europei di percepire l’Europa come la loro “casa comune”, a servizio della persona umana e della società. L’esperienza del Consiglio d’Europa è preziosa, perché traccia i contorni di ciò che potrebbe diventare un progetto di società europea. Le oltre 190 Convenzioni del Consiglio d’Europa, che trattano di educazione, cultura, minoranze, rifugiati, migrazioni, ecologia, mezzi di comunicazione sociale, ecc. coprono una notevole parte dei settori della dimensione sociale. Inoltre l’estensione territoriale assunta dal Consiglio d’Europa l’avvicina all’ Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza d’Europa. L’Osce si contraddistingue, però, tra l’altro, per la sua dimensione transatlantica, indispensabile per il mantenimento della pace in un mondo globalizzato e per il suo mandato nell’ambito dei conflitti. Delle tre vie della costruzione europea delineate nei tre panieri dell’Osce la politica per la sicurezza, la cooperazione economica ed ambientale e la dimensione umana sarà ovviamente quest’ultima ad offrire il campo più vasto di collaborazione tra il Consiglio d’Europa e l’Osce. Per quanto riguarda l’ Unione Europea, è nel settore giuridico relativo ai diritti umani che si delineano ancora nuove concrete possibilità per una più stretta collaborazione istituzionale. Il comune impegno per il rafforzamento dei diritti umani e della protezione legale dei cittadini europei espresso anche nella volontà dell’Unione europea di aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali dovrà trovare opportuna articolazione nelle proposte attese da parte del Gruppo di coordinamento creato nel dicembre 2004″.