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Occhi puntati su Parigi, dunque. Il primo effetto del referendum indetto oltralpe sul Trattato costituzionale europeo, è stato quello di rimettere la Francia al centro del continente: negli altri 24 Stati membri dell’Ue, e non solo in quelli, si attende l’esito del voto popolare del 29 maggio per sapere se l’iter di ratifica della Carta potrà procedere più speditamente, oppure se già al primo vero ostacolo inciamperà rovinosamente. Un eventuale “no” dei francesi, infatti, influenzerebbe gli olandesi, chiamati alle urne tre giorni dopo; per alimentare poi l’euroscetticismo in Gran Bretagna, Danimarca, Svezia e nei Paesi ex comunisti approdati solo da un anno nell’Unione. L’altra faccia della medaglia di questo temuto referendum (i sondaggi alternano previsioni positive e negative, con leggera prevalenza delle seconde) è invece un ritrovato fervore politico in tutto il Paese. Non c’è giornale o tv che non dedichi ogni giorno, dalla fine di marzo, ampio spazio all’argomento. I dibattiti si infiammano; i fautori del “sì” insistono sui grande risultati di mezzo secolo di integrazione europea (pace, democrazia, sviluppo), che verrà rafforzata, a loro dire, dall’entrata in vigore della Costituzione. Sul versante opposto i paladini del “no” paventano recessione economica, disoccupazione crescente perdita di potere da parte della Francia in un’Europa “troppo allargata”. Si parla del referendum nei bar e sui treni, negli uffici pubblici e nelle case. Tutti intervengono: i partiti (che evidenziano divisioni trasversali), i sindacati, gli imprenditori. Tra i più gettonati sono i pareri espressi dai docenti universitari e dalla gente dello spettacolo. I vescovi hanno fatto autorevolmente sentire la loro voce (spiegando la necessità di dare identità e valori alti all’Unione), cui sono seguite numerose prese di posizione dal mondo cattolico, fra cui quella del vertice delle Settimane sociali di Francia, che ha ribadito il proprio appoggio al Trattato. Naturalmente è lecito chiedersi quanti cittadini-elettori si recheranno al voto conoscendo a fondo il testo della Costituzione, con il suo preambolo e ben 448 articoli. D’altro canto va rilevato che il referendum ha via via assunto connotazioni più ampie, che trascendono l’approvazione dello specifico contenuto del Trattato: insomma, il 29 maggio i “cugini” francesi sembrano chiamati a dire sì o no a un cammino rafforzato e deciso verso l’unità europea. Un voto che si carica di una “responsabilità continentale” che, di per sé, stimola il proverbiale orgoglio francese.