“L’Irlanda sta vivendo una crisi di cultura piuttosto che di fede”. A pensarla così è mons. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, che ha partecipato lo scorso 5 e 6 maggio, all’incontro tra le chiese irlandesi che si è svolto a Cork, capitale europea della cultura 2005. Il meeting, dalla chiara connotazione ecumenica, è nato nel 1972 come segno di dialogo tra le chiese, proprio nel momento più critico della guerra civile in Irlanda del Nord. “Più che una crisi di fede ha detto il primate si denota una perdita di sensibilità verso le cose dello spirito e dell’anima. Ce ne accorgiamo da quello che vediamo nelle strade, da ciò che leggiamo ed ascoltiamo nei media. La gente si allontana da tutto ciò che da’ vita all’anima. Corriamo il rischio di perdere il nostro centro, il nostro equilibrio. Siamo sempre meno inclini a porci domande legate all’eternità, alla contemplazione del bello”. Compito della Chiesa, allora, è quello di “aiutare coloro che ci sono vicini a riscoprire nei simboli della cristianità i segni di una nuova speranza. La speranza è espressa anche dal nostro essere qui riuniti per proseguire questo cammino ecumenico sostenuti dalle parole di Benedetto XVI per il quale il dialogo tra le chiese ha bisogno non tanto di buoni sentimenti ma di gesti concreti che tocchino le coscienze e spingano alla conversione”.