In occasione del 60° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, la Chiesa cattolica e la Chiesa evangelica tedesca celebreranno l’8 maggio una funzione ecumenica a Berlino che verrà presieduta dal presidente della Conferenza episcopale tedesca, card. Karl Lehmann, dal presidente del Consiglio della Chiesa evangelica, vescovo Wolfgang Huber, dall’arcivescovo di Berlino, card. Georg Sterzinsky e da un rappresentante della Comunità di lavoro delle Chiese cristiane (Ack). A margine della ricorrenza, le Chiese cristiane hanno diffuso un documento congiunto che invita al ricordo. “Noi ricordiamo la storia della tragedia e della colpa non per rimanere incatenati eternamente ad essa ma per liberarci da essa. Come cristiani sappiamo che la fede nella bontà di Dio libera anche dalle pagine buie della propria vita e della storia delle colpe del proprio popolo”, si legge. “Ricordiamo affinché i terrori della Seconda guerra mondiale e della dittatura nazionalsocialista mantengano la loro forza ammonitrice”, affinché venga mantenuta viva l’esortazione “a fare tutto quanto è in nostro potere per rendere impossibile il ripetersi di simili atrocità”. “Ricordiamo” prosegue “per non illuderci sulla capacità dell’uomo di essere fuorviato e di compiere azioni inumane, nonché sulla sua mancanza di coraggio”. Il documento esorta al ricordo in quanto “rimane l’obbligo di conservare la memoria di queste vittime e per quanto possibile dare loro un nome. L’ingiustizia che ha tolto loro la vita non deve avere l’ulteriore trionfo tardivo di vederne cancellato anche il ricordo”. “Ricordiamo per rimanere riconoscenti”, affermano le Chiese, perché “Il ricordo elimina la falsa apparenza di situazioni date per scontate. Rende riconoscenti per quanto ottenuto e allo stesso tempo mette in guardia dal compromettere la benedizione che abbiamo ricevuto”. Il documento ribadisce il compito “fondamentale” di “salvaguardare, favorire e rinnovare la pace. Lo sappiamo: non esiste una pace durevole senza giustizia, senza la tutela dei diritti umani, senza la libertà e senza il rispetto del diritto”.