UNIONE EUROPEA" "
Istituzioni europee ” “e diritti umani” “” “
Ancora una volta si incrociano le strade dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa. Ne emerge un impegno rafforzato per la tutela dei diritti umani, entro e al di là dei confini continentali, e per la difesa della vita dalla minaccia dell’eutanasia. A Strasburgo, l’Assemblea parlamentare del CdE ha respinto, il 27 aprile, una risoluzione tendente a sostenere pur con vari limiti la possibilità di porre termine alla vita dei malati in stato terminale (138 no, 26 sì, 5 astenuti). Il 28 aprile, invece, il Parlamento Ue a Bruxelles ha approvato la Relazione sullo stato dei diritti umani nel mondo 2004, denunciando gravi violazioni nei cinque continenti. M ALATI IN FIN DI VITA. Dopo un duro confronto, l’aula ha respinto un progetto di risoluzione “sull’accompagnamento dei malati in fin di vita”. Il documento era stato preparato dal rappresentante svizzero Dick Marty (Commissione affari sociali), il quale chiedeva ai 46 Stati membri del CdE di “definire e attuare” una “vera politica di accompagnamento delle persone in fin di vita”. Fra le proposte “la promozione di cure palliative” e la definizione di codici di etica medica per evitare l’accanimento terapeutico”. Ma l’assemblea ha intravisto dietro la risoluzione una forma di apertura all’eutanasia. “Solo una legalizzazione dell’eutanasia sotto controllo ha dichiarato lo stesso Marty può portare trasparenza e impedire abusi”, rispettando “il diritto dei malati in fase finale di rifiutare cure mediche”. In aula è stato sottolineato il timore per “le conseguenze che potrebbe provocare la liberalizzazione dell’eutanasia”, ricordando la sua estraneità alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. DIRITTI UMANI, Bambini e donne le prime vittime. Settanta Paesi monitorati, centinaia di violazioni riscontrate: all’indice le svariate forme di violenza che gravano su bambini, donne, soggetti meno tutelati, poveri, minoranze etniche e religiose. Il Parlamento dell’Unione ha discusso e approvato la Relazione sui diritti umani valida per il 2004. Tra le violazioni riscontrate “emergono secondo il relatore, l’eurodeputato irlandese Simon Coveney – esecuzioni sommarie, torture e maltrattamenti di oppositori politici e giornalisti, corruzione nelle istituzioni”. Spiccano soprattutto le violenze sui minori (preoccupata e insistente la segnalazione del problema dei “bambini soldato”) e “i maltrattamenti di cui sono oggetto le donne”, anche in Paesi ricchi e sviluppati. Il documento mette innanzitutto in risalto le temi quali “la lotta al terrorismo, i diritti dei minori, la pena di morte, il traffico di organi e di esseri umani” a scopo di prostituzione. Ma si pronuncia anche sul ruolo del Tribunale penale internazionale, “così da poter perseguire chi si macchia di crimini contro le persone e l’umanità intera”. L’impegno delle istituzioni Ue. Da parte delle istituzioni comunitarie è giunto il rinnovato impegno a operare a favore dei diritti e delle libertà fondamentali, “sostenendo – ha spiegato a nome del Consiglio, il lussemburghese Nicolas Schmit – l’azione delle istituzioni internazionali e delle organizzazioni non governative operanti a fianco dei soggetti meno tutelati nel mondo”. Ribadito l’impegno a favorire concretamente “lo sviluppo dei Paesi poveri, per combattere alcuni dei motivi che generano violenza e anche le radici sociali del terrorismo internazionale”. Dal Consiglio è arrivata la conferma della volontà di creare un’agenzia autonoma per i diritti fondamentali. Parlando a nome dell’Esecutivo, il commissario spagnolo Joaquìn Almunia ha tenuto a ricordare “la rilevanza delle organizzazioni di difesa dei diritti umani, che sono la nostra coscienza collettiva, nonché fonte di informazioni importanti”; per questo “occorre sostenerle”. Diritti negati in Iran, Cina, Africa… Impressionante la mole di informazioni e di dati proposti dalla Relazione. Vi si sottolinea, ad esempio, che “un bambino su 12 nel mondo è vittima delle forme più gravi di lavoro forzato, di sfruttamento sessuale o di arruolamento militare forzato”, mentre a 104 milioni di ragazzi “viene completamente negato il diritto all’istruzione”. Il testo condanna “il barbaro ricorso allo stupro quale strumento di guerra”. Indice puntato, quindi, su diversi casi nazionali: il Parlamento rivolge a Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro l’invito “a garantire il corretto svolgimento dei processi sui crimini di guerra”, cooperando con il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia. Sulla Russia si deplora “il tragico e indimenticabile terrore di cui sono stati vittima i bambini di Beslan”. Generiche preoccupazioni, ma anche precise denunce, sono espresse per quanto riguarda il conflitto tra israeliani e palestinesi, l’irrisolta situazione irachena, il peggioramento della situazione delle libertà personali e collettive in Iran, Cina, Siria, Corea del Nord, Cuba, Vietnam, Afghanistan, Pakistan e in numerosi Paesi africani.