radici cristiane" "
Una svolta importante ” “” “
Docente di sociologia presso l’università “Charles” di Praga e Presidente dell’Accademia cristiana della Repubblica Ceca, Tomas Halik è un sacerdote cattolico ceco ordinato in segreto in Germania durante il regime comunista. Durante tutti gli anni Ottanta, è stato molto attivo nella “Chiesa del silenzio” ceca, lavorando con il card. Tomáek e con il futuro presidente, Václav Havel. Don Halik è stato anche uno degli organizzatori dei seminari clandestini e della pubblicazione di testi filosofici e teologici “illegali”. Già Segretario generale della Conferenza episcopale ceca, esperto di dialogo ecumenico ed interreligioso ma anche di politica europea, è stato invitato nei giorni scorsi dall’università di Cambridge per presentare la cosiddetta “Lezione di Von Hügel”. Parlando del “ruolo pubblico della religione in un’Europa unita”, Halik ha affermato che “l’Europa non è semplicemente acristiana o non religiosa, ma non è neppure religiosa in senso cristiano. Non possiamo realisticamente aspettarci che il cristianesimo diventi in modo autonomo il ‘linguaggio comune’ esclusivo dell’Occidente. L’Europa non è priva di un’anima ma noi europei dobbiamo comprendere quest’anima e nutrirla”. Quali sono le sfide per l’Europa cristiana nel ventunesimo secolo? “Esistono due pericoli: la ‘nostalgia’ di una ‘Età dell’oro’ dell’Europa cristiana, che corrisponde a una visione romantica del Medio Evo, irrealistica rispetto alla situazione contemporanea e il ‘fondamentalismo laico’, che oggi è ancora più intollerante del cosiddetto ‘fondamentalismo religioso’. In Europa, la tradizione cristiana e quella laica hanno dimostrato di essere compatibili tra loro in virtù della loro coesistenza negli ultimi due secoli. Hanno bisogno l’una dell’altra; l’umanesimo laico ha bisogno di imparare ad andare d’accordo con un contesto religioso, mentre noi cristiani dobbiamo imparare a convivere con persone che non sono religiose né hanno simpatia nei confronti della Chiesa. Dobbiamo spostarci dalla nozione di ‘cattolicesimo’ a quella di ‘cattolicità’. Il cattolicesimo tende ad essere visto come una forma di cultura cattolica che si è sviluppata durante l’era moderna come una reazione alla modernità e al protestantesimo, diventando anch’esso un “ismo”. Il Concilio Vaticano II, e per molti aspetti anche il pontificato di Giovanni Paolo II, ha avviato questa svolta dal cattolicesimo ad una cattolicità più aperta, il che implica un significato più ecumenico e la possibilità di comunicare anche con coloro che si collocano al di fuori dei confini visibili della Chiesa. Qualcosa di molto importante è stato detto nel Concilio Vaticano II e in particolare nella ‘ Gaudium et spes’: le gioie, le speranze e le sofferenze dell’uomo contemporaneo sono anche le gioie e le sofferenze della Chiesa. La Chiesa ha promesso amore, rispetto e fedeltà all’uomo moderno contemporaneo. Per adempiere tale promessa ha bisogno di un tipo di linguaggio equilibrato e in grado di raggiungere tanto i lontani quanto i vicini. La Chiesa deve mantenere la propria identità ma deve anche essere in grado di comunicare con il mondo esterno”. Quanti sono pronti ad accogliere il messaggio del cristianesimo? “Anche se nel mondo contemporaneo la cosiddetta ‘religione organizzata’ è in crisi, le persone sono ancora alla ricerca di una spiritualità e di orientamenti etici concreti rispetto a molte questioni complicate di vita e di scienza. Se la Chiesa sarà in grado di offrire l’esperienza della spiritualità all’umanità contemporanea e anche di partecipare con competenza al dibattito pubblico su questioni importanti come l’etica e la globalizzazione, c’è speranza per il cristianesimo nel futuro.” Come procede l’ecumenismo? “Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, a motivo delle sue origini slave, ma anche della sua profonda spiritualità mariana, molto vicina alla spiritualità ortodossa, c’erano molte possibilità di dialogo con le Chiese ortodosse. È un peccato che il dialogo ecumenico non si sia sviluppato ulteriormente. La Chiesa ortodossa russa ha dimostrato una grande preoccupazione rispetto all’influenza del cattolicesimo in Russia e non ha accettato la mano che il Papa gli tendeva. Nel contesto cattolico, l’ecumenismo costituisce talvolta un problema poiché ci sono coloro che si concentrano sulla continuità della tradizione, mentre ci sono altri per i quali è molto importante comunicare con il mondo esterno. Entrambe queste sollecitudini rivestono un’importanza prioritaria per la Chiesa cattolica, e il futuro Pontefice dovrebbe mettere insieme queste due tendenze senza eliminare il carisma speciale di ognuna. Giovanni Paolo II vi è riuscito perfettamente: è stato in grado di combinare la fedeltà alla tradizione con la sensibilità nei confronti dei segni dei tempi”.