Di fronte alle difficoltà ” “dell’Europa” “
Il pontificato di Benedetto XVI, Papa Joseph Ratzinger, di origine tedesca, è stato inaugurato solennemente il 24 aprile 2005, un giorno prima del 60° della liberazione dell’Italia, due settimane prima delle commemorazioni della fine della seconda guerra mondiale. Le bandiere tedesche e bavaresi sventolavano su piazza San Pietro senza provocare nessuna sorpresa. L’elezione di un pontefice tedesco significa la fine del processo di riconciliazione della Germania con l’Europa e dell’Europa con se stessa. Anche la scelta del nome di Benedetto da parte del nuovo Papa è assai significativa attraverso il doppio riferimento che ha esplicitato lui stesso ai cardinali. Il riferimento cronologicamente più vicino a noi è quello del suo predecessore Benedetto XV, Papa dal 1914 al 1922, eletto il 3 settembre 1914, un mese dopo l’inizio della prima guerra mondiale. Fu il Papa del tempo della guerra, della follia dei nazionalismi, dei cannoni e dei fucili benedetti dai vescovi di tutte le nazioni. Fu soprattutto il Papa della pace che denunciò senza sosta la guerra come un’ “inutile strage”, come “suicidio dell’Europa civile”, il Papa che con la famosa Nota del 1917 propose una pace equilibrata, senza vincitori né vinti, ma che fu denunciato nei Paesi in guerra come venduto al nemico, chiamato in Francia “il Papa boche” e in Germania “il Papa francese”. Fu il Papa del Vangelo. Fu il Papa della riconciliazione e della giustizia. La sua enciclica Pacem Dei munus del 1920, resta ancora oggi una riflessione insostituibile sulla pace, sul senso della pace, e sulle condizioni di una pace giusta e duratura, cioè costruita sulla riconciliazione e la giustizia, sul rispetto e sulla carità. Si trovò a confrontarsi con i grandi massacri dei cristiani del Novecento, dal genocidio armeno sotto l’Impero ottomano alla persecuzione bolscevica. Con tutti i modi, con la parola, con l’azione caritatevole, con la diplomazia, ne prese la difesa. Fu anche il Papa del rinnovamento delle missioni con una visione che portava un profondo rispetto ai popoli a cui la Chiesa si volgeva, dimostrando che la missione cattolica non entra mai negli interessi nazionali, ma porta semplicemente il Vangelo. Il secondo riferimento, forse oggi più dimenticato, è evidentemente quello di san Benedetto che Paolo VI aveva designato come Patrono dell’Europa, un costruttore di civiltà, fondatore del monachesimo occidentale, creatore di una rete di monasteri che hanno preservato la civiltà di fronte alle invasioni barbariche, contribuendo così a formare una coscienza europea tra tanti popoli diversi e a realizzare, come ha scritto Andrea Riccardi, “una nervatura decisiva per l’Europa”. L’Europa è stata fecondata dalla regola benedettina, dall’irrigazione spirituale operata dai benedettini fondata sulla preghiera, il lavoro, l’ospitalità. In occasione del XV centenario della nascita di Benedetto, Giovanni Paolo II disse a Norcia nel 1980: “Benedetto, leggendo i segni dei tempi, vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano, diventasse eroico. In questo modo egli, padre dei monaci, legislatore della vita monastica in occidente, divenne anche indirettamente il pioniere di una nuova civiltà”. Oggi, di fronte alle tante nuove barbarie, che minano le nostre società, e di fronte alla fatica di un’Europa che, dopo il grande slancio dei capi di governo democristiani degli anni Cinquanta, incontra gravi difficoltà a costruire una vera unità che non sia soltanto quella del mercato, a istituire un profondo dialogo tra le civiltà in particolare con il Sud del mondo, e ad affermare la sua propria identità con le sue radici cristiane, riproporre l’esempio di Benedetto aiuta a costruire nuove risposte. Il 1° aprile 2005, il giorno prima della morte di Giovanni Paolo II, ricevendo a Subiaco il prestigioso Premio San Benedetto “per la promozione della cultura e della famiglia in Europa”, il cardinale Ratzinger disse a proposito della vecchia Europa: “il vero, più grave pericolo di questo momento sta proprio in questo squilibrio tra possibilità tecniche ed energia morale”. Senza dubbio, Benedetto XVI troverà l’energia morale in tali grandi esempi, tra il monaco unificatore dell’Europa e il pontefice portatore di pace e annunciatore del Vangelo al mondo.