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Parole diventate realtà” “

Ricordo di Giovanni Paolo II. ” “Da Strasburgo il ‘sì’ ” “a Bulgaria a Romania” “

Dopo aver reso omaggio, nella seduta d’apertura, a Giovanni Paolo II, il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo dall’11 al 14 aprile, ha dato il benestare per l’ingresso nell’Unione di Bulgaria e Romania, invitando i due Paesi a proseguire sulla via delle riforme. Fra i temi affrontati anche la politica di sviluppo e gli Obiettivi del Millennio fissati dall’Onu per battere la povertà nel Terzo mondo, il bilancio 2006 e la situazione politica internazionale. Un “GRANDE EUROPEO”. La riunione dell’Europarlamento è stata aperta dal presidente JOSEP BORRELL, con una commemorazione ufficiale di Giovanni Paolo II, seguita da un minuto di silenzio; il Papa è stato ricordato anche durante la messa celebrata mercoledì 13 aprile nella “sala delle meditazioni”, in collaborazione con l’arcidiocesi di Strasburgo. Secondo Borrell, il Pontefice “lascia dietro di sé una grande eredità nei confronti dell’umanità col suo messaggio di pace, amore e libertà”, che ha avuto “un’enorme influenza sulla caduta del sistema comunista” in Polonia e negli altri Paesi dell’Europa orientale. Gli europarlamentari hanno seguito in assoluto silenzio le parole del presidente, il quale ha sottolineato come nella sua visita al Parlamento, nel 1988, il papa aveva affermato che “l’Europa ha bisogno di respirare con entrambi i suoi polmoni. Quelle parole sono oggi diventate realtà” e l’Unione europea procede verso “quell’unità di cui tutti abbiamo bisogno”. Borrell ha concluso sostenendo che Giovanni Paolo II è “stato un grande europeo”, e ha lasciato dietro di sé “un patrimonio di dialogo, di intesa, di riconciliazione tra le religioni, ma anche fra credenti e non credenti”. Alle esequie a Roma era stata inviata una delegazione Ue guidata dallo stesso Borrell, dal vicepresidente polacco del Pe, Jacek Saryusz-Wolski e dal presidente della Commissione José Manuel Durao Barroso. NEL 2007 BULGARIA E ROMANIA NELL’UE. Durante i lavori, il Parlamento dei Venticinque ha poi detto sì all’ingresso di Bulgaria e Romania nell’Ue: salvo imprevisti, la data di adesione sarà il 1° gennaio 2007. L’Unione raggiungerà così i 27 Stati aderenti, con una popolazione di quasi mezzo miliardo di cittadini. “Negli ultimi cinque anni vari governi succedutisi in Bulgaria hanno promosso riforme politiche, economiche e sociali in vista dell’adesione all’Unione”. Per questo motivo il Parlamento è stato invitato ad esprimersi con parere favorevole dal relatore, il deputato inglese GEOFFREY VAN ORDEN, il quale ha precisato che “la firma del Trattato di adesione non equivale alla fine del processo di modernizzazione”. Tra i molti problemi ancora da risolvere per Sofia, spiccano “le riforme giudiziarie e quelle legate ai servizi di polizia per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata”, nonché “la tutela della comunità rom che, a sua volta, deve mostrarsi interessata a collaborare” con le autorità del Paese. Anche il relatore per la Romania, il francese PIERRE MOSCOVICI, ha descritto i progressi compiuti da Bucarest: “Questo Paese – ha spiegato – ha fatto molti sforzi ed è sulla buona strada”. D’altro canto “ci sono svariati problemi da affrontare: la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, il controllo delle frontiere, il riconoscimento delle minoranze rom e ungheresi”. Senza trascurare le riforme per ammodernare l’amministrazione dello Stato, per la realizzazione di un’economia concorrenziale, la tutela del patrimonio ambientale e la libertà di informazione. Al termine della discussione, i parlamentari hanno votato, assegnando 522 voti favorevoli all’adesione della Bulgaria (70 i contrari e 69 gli astenuti) e 497 sì alla Romania (93 no e 71 astenuti). È stata però confermata la possibilità di ritardare di un anno le adesioni, “qualora i due paesi candidati non si attenessero alle riforme concordate” (le cosiddette clausole di salvaguardia). ARMI ALLA CINA: MANTENERE L’EMBARGO. Fra i numerosi temi di politica estera si è parlato dell’impegno comunitario per la riduzione del debito dei paesi poveri, così da liberare energie per combattere la fame, le malattie, sostenere l’istruzione e promuovere i diritti delle popolazioni. L’aula ha poi ribadito la contrarietà alla revoca dell’embargo per la vendita di armi alla Cina, mentre è stato auspicato un rafforzamento del processo di pace in Libano. Nei palazzi dell’Europarlamento, a margine dei lavori, si sono svolte anche alcune iniziative e dibattiti per la promozione del commercio equo e solidale. Pur se poste in secondo piano da argomenti di maggior rilievo politico, non sono sfuggite a Strasburgo le discussioni, generate da una relazione finanziaria (passata in commissione parlamentare) predisposta dalla deputata lituana ONA JUKNEVICIENE, circa la sede dello stesso Parlamento: in una logica di “razionalizzazione dei costi”, molti deputati vorrebbero che questa fosse fissata a Bruxelles, riducendo le dispendiose trasferte di parlamentari, assistenti e funzionari.