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Il linguaggio del cuore” “” “

Ci vuole del tempo per poter valutare un pontificato così lungo e significativo come è stato quello di Giovanni Paolo II. Il rischio, adesso, è quello di metterne in rilievo alcuni tratti ponendone in secondo piano altri. Il dato più importante sembra essere la integrità e la sintonia che uniscono molteplici aspetti della personalità e della missione di papa Wojtyla. L’origine familiare e nazionale forniscono senz’altro una base ed anche una chiave di lettura. Nel caso di Giovanni Paolo II non si tratta di una eredità ‘inconsapevole’. Come dimostrano le riflessioni su questo tema in “Memoria e identità” Karol Wojtyla era ben consapevole del significato, della missione, del messaggio e della storia della propria nazione. La sua elezione a Pontefice è vista come frutto di questa storia e rivela non solo il senso ed il valore della sofferenza vissuta, il suo dinamismo spirituale, ma anche la responsabilità per farla fruttificare. Importante é anche la “mentalità nazionale” che ciascuno porta con sé. La mentalità slava é la mentalità della cordialità, dell’ intuitività, nella quale prevale il linguaggio del cuore sulla fredda argomentazione logica, innescando una facilità di comunicazione, simpatia ma anche un rischio di soggettivismo. L’anima slava è in modo speciale “naturaliter cristiana”. Bisogna però aggiungere che il Papa, da giovane, affinò con lo studio e la formazione personale queste inclinazioni. Il naturale senso per la preghiera, tipico della religiosità slava, con lo studio di San Giovanni della Croce e di tanti altri autori, l’ intuitività slava con la logica e l’oggettività del sistema tomistico. L’oramai famosa immagine “respirare con i due polmoni”, riferita all’Europa, è frutto della sua personale esperienza e di quella delle altre nazioni slave, eredi della missione dei Santi Cirillo e Metodio. Questi hanno naturalmente inserito tutta la ricchezza della filosofia, della teologia e della spiritualità del patrimonio orientale coinvolgendo nello stesso tempo le nascenti nazioni della civiltà europea occidentale. “Il linguaggio del cuore” –scientificamente approfondito per esempio nelle opere di padre Špidlík (non per caso creato cardinale) – proprio della mentalità slava spiega cosa sia la pietà del Papa, la sua devozione alla Madonna e il suo rapporto con Dio. Spiega anche la sua facilità di penetrare nelle profondità delle singole persone che incontrava. Era il suo modo di comunicare, come lui stesso spiega nel libro “Alzatevi e andiamo”. E poi l’esperienza personale dei due totalitarismi – nazismo e marxismo – che negli anni della sua elezione influenzavano fortemente la società e la Chiesa. I popoli che hanno vissuto sotto il giogo del comunismo hanno visto, in modo del tutto spontaneo, nel Papa “venuto da lontano” “uno che ci capisce”. Per i credenti dell’altra parte della cortina del ferro era un autorevole testimone ed interprete di questo “polmone soppresso”. Come dimostra “Memoria e identità”, l’esperienza e la riflessione filosofica hanno offerto al Papa la base per una profonda interpretazione di questo fenomeno, mostrandone le conclusioni anche nel presente. Così facendo ha dimostrato che l’Europa di oggi sta commettendo lo stesso “errore antropologico” seminando nuove forme di totalitarismo consumistico. Giovanni Paolo II, pontefice dal cuore slavo, é diventato il “Papa del cuore”, espressione che racchiude tutta la sua enorme profondità mistica ed umana.