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Cappellani europei a Bratislava: per un nuovo umanesimo integrale” “” “
Un maggiore “radicamento” della pastorale universitaria nelle Chiese locali e un più deciso impegno sul versante della “missionarietà”, a partire dalla “comune responsabilità dell’animazione culturale” decisiva nel rapporto tra fede e storia, ad Est come ad Ovest. Sono queste – spiega al Sir mons. Lorenzo Leuzzi , coordinatore del Comitato europeo dei cappellani universitari e direttore dell’Ufficio di pastorale universitaria della diocesi di Roma le due linee portanti dei “Lineamenta di pastorale universitaria”, al centro dell’incontro del Gruppo di coordinamento del Comitato europeo dei cappellani universitari, che si è tenuto a Bratislava (Slovacchia) dal 1° al 3 aprile. L’università in Europa è chiamata oggi ad evitare “due rischi contrapposti: o subire le influenze cultuali dominanti, oppure diventare marginali rispetto ad esse”, si legge nel documento, che ora attende una sorta di “riscrittura” sulla base dei suggerimenti concreti dei responsabili di tale settore nel nostro Continente, in vista della stesura finale prevista per il prossimo Incontro europeo dei delegati nazionali di pastorale universitaria (Budapest, 13-15 settembre). “La pastorale universitaria prosegue il testo, elaborato su incarico del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee) contribuisce allo sviluppo della vita dell’università” e “all’elaborazione di un nuovo umanesimo integrale”, a partire dalla “centratura personalistica e autenticamente umanistica della cultura” tipica della concezione cristiana dell’uomo, in un momento quale quello attuale in cui tale dimensione appare “marginale”, mentre prevale la riduzione della conoscenza “a ciò che è misurabile”. Sono circa un migliaio i cappellani universitari nel nostro Continente, a servizio di un “popolo di studenti” che oscilla tra gli 8 e i 10 milioni. Fra le iniziative discusse a Bratislava, la creazione di una “rete” europea dei docenti universitari ed uno specifico “progetto di formazione” per i giovani degli atenei, dopo la Gmg di Colonia. Quali “frutti” ha già portato il nuovo documento? “Ha avuto un’accoglienza positiva, soprattutto per quanto riguarda la collocazione della pastorale universitaria nella vita delle Chiese locali e la prospettiva missionaria: tutto ciò ha favorito una maturazione in merito alla necessità di un nuovo rapporto tra le diocesi ed il mondo universitario, grazie alla nuova collocazione della pastorale universitaria non più come pastorale ‘occasionale’, ma come elemento centrale nella vita ordinaria della presenza della Chiesa sul territorio. Altro elemento dei ‘Lineamenta’ che è stato percepito come essenziale è quello della dimensione culturale della pastorale universitaria, su cui c’è molto consenso, anche se servono maggiori competenze per focalizzarla. È urgente una sorta di revisione del modo in cui le cappellanie possono diventare un luogo di presenza e di animazione culturale, là dove si gioca il rapporto tra fede e cultura “. All’Est come all’Ovest prevale, dunque, la “convergenza”… “Direi di sì, in particolare per quanto riguarda il comune impegno a lavorare per progetti pastorali, in modo da individuare linee di azione comuni. La convergenza è dunque sull’identità della pastorale universitaria, non episodica o sporadica ma centrale nell’agire pastorale. Certo, rimangono le differenze tra l’Europa occidentale, dove alcuni Paesi hanno già una tradizione consolidata, e quella orientale, dove la pastorale universitaria è spesso ai blocchi di partenza. In entrambi i contesti, però, i ‘Lineamenta’ possono essere uno stimolo o a ‘rivedere’ il proprio vissuto pastorale o per impostarlo ‘ex novo’ evitando di compiere gli eventuali errori compiuti all’Ovest in passato”. E tra le università cattoliche e quelle non cattoliche? “Ritengo che un altro merito del nuovo documento sia quello di aver definitivamente superato questa contrapposizione, per far posto ad un quadro di collaborazione e coinvolgimento comune al di là delle differenze, pur nel rispetto delle rispettive identità. Va letta in questa prospettiva anche l’iniziativa della costituzione di una ‘rete europea’ dei docenti universitari, concepita almeno nella sua fase iniziale come un piccolo gruppo all’interno del Coordinamento europeo dei cappellani. Dopo la Gmg di Colonia, inoltre, l’obiettivo è quello di dar vita ad un progetto di formazione per gli universitari europei, come primo risultato concreto dell’attuazione dei ‘Lineamenta’”.