La Comece ricorda Papa Wojtyla” “
Un pontificato “storico”, un Papa energico, coraggioso, profetico, che “ha superato sofferenza e malattia con dignità”, ha ispirato e guidato “diversi milioni di credenti e di non credenti nel mondo”. I vescovi europei ricordano così Giovanni Paolo II, unanimemente riconosciuto tra i “padri” dell’integrazione continentale per il suo impegno nel superamento di ogni “muro” e per il dialogo tra i popoli e le religioni. UN PAPA NEL MONDO GLOBALIZZATO. Un ampio documento del comitato esecutivo della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), steso all’indomani della scomparsa di Karol Wojtyla, ricostruisce il profilo internazionale del magistero papale. Nell’era della globalizzazione, Giovanni Paolo II ha dunque mostrato un insegnamento con una “visione universale” e ha “proclamato il messaggio di Cristo come fonte di vera speranza per l’umanità”. La sua visione “della dignità umana, che affonda le radici nella persona di Gesù Cristo, che in Dio ha vissuto, ha sofferto, è morto ed è risorto, è stata indissolubilmente legata al bene comune di tutta l’umanità”. L’organismo ecclesiale, composto dai vescovi dei Paesi membri dell’Ue, sostiene che il Pontefice, “attraverso questa visione, ha cercato di costruire ponti fra tutti i popoli del mondo” e si è “particolarmente dedicato a promuovere e a rafforzare le relazioni interreligiose e ad approfondire il dialogo ecumenico tra le diverse confessioni cristiane”. Secondo la Comece, presieduta da mons. JOSEP HOMEYER (Germania), affiancato dai vicepresidenti mons. ADRIANUS VAN LUYN (Paesi Bassi) e HIPPOLYTE SIMON (Francia), “l’Europa è riconoscente al Papa” per la sua visione e la sua guida. “Come figlio della Polonia ha sperimentato gli orrori della guerra e la conseguente dolorosa divisione dell’Europa. Il suo coinvolgimento nella lotta popolare per la libertà dal giogo dell’oppressione ha influenzato il suo pontificato fin dall’inizio”. “Egli ha immaginato un’Europa che superasse le divisioni della ‘guerra fredda’. Riconoscendo appieno il significato del processo di integrazione europea, aveva più volte espresso il desiderio che questa libera organizzazione di popoli e di nazioni solidali, che è l’Unione europea, potesse ‘un giorno ricomprendere le nazioni dell’Europa centrale e orientale’, acquisendo la ‘dimensione conferitale dalla sua geografia e ancor più dalla sua storia’ (messaggio rivolto al Parlamento europeo il 12 ottobre 1989)“. L’EUROPA DEI “DUE POLMONI”. “Consapevole delle sfide che si sono presentate all’Europa in seguito alla rivoluzione pacifica del 1989, e convinto che la Chiesa avesse un ruolo vitale nel promuovere nuove relazioni e la riconciliazione tra Est e Ovest, Papa Giovanni Paolo II – si legge ancora nel documento Comece – convocò il primo Sinodo speciale dei vescovi europei nel 1991”. Questa assemblea episcopale “ha generato uno scambio di esperienze” e un “arricchimento reciproco tra le Chiese locali dell’Europa orientale e occidentale”. La visione dell’Europa di Giovanni Paolo II “è stata quella di un continente con i suoi due polmoni, Oriente ed Occidente, che respirano in armonia”, “non solo in senso religioso ma anche culturale e politico (messaggio del Pontefice indirizzato all’assemblea plenaria Comece del 30 marzo 2001)“. Il Papa polacco “ha insistentemente sollecitato gli europei a comprendere ‘come il cristianesimo possa offrire al continente un determinante e sostanziale apporto di rinnovamento e di speranza, proponendo con slancio rinnovato l’annuncio sempre attuale di Cristo Redentore’ (messaggio alla Comece, 30 marzo 2001)“. ACCANTO A GIOVANI, ANZIANI E AMMALATI. Il documento dei vescovi europei ricorda anche l’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa”, nella quale il Pontefice invitava il continente “a riscoprire la sua vera identità”, procedendo verso una reale integrazione; tale processo “deve anzitutto consistere in una armonizzazione di valori chiamati ad esprimersi nel diritto e nella vita quotidiana” (Ecclesia in Europa, 110). “Al fine di affrontare le sfide che la società e la Chiesa in Europa si trovano dinanzi all’alba del nuovo millennio, egli ha convocato una seconda assemblea dei vescovi”, dalla quale è emersa proprio la “Ecclesia in Europa”, firmata dal Papa il 28 giugno 2003. In essa il Papa “domanda alle Chiese locali e ai cristiani di riflettere e di agire anche a livello continentale, di superare le frontiere e di immaginare nuovi orizzonti comunitari. I suoi sforzi costanti per ricostruire una Europa basata sulla solidarietà saranno il testamento vivente del suo pontificato”. La Comece ricorda, infine, gli “incoraggiamenti ai giovani, la sua empatia con le persone anziane, i malati, coloro che soffrono”, quale “testimonianza della sua capacità di entrare in profondità nella vita di numerose persone”. Egli “ha seguito con umiltà l’esempio di Gesù ed è stato per il mondo un esempio vivente del messaggio del Vangelo, che ha vissuto con onestà e rispetto nella società contemporanea”.