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Due sole parole” “” “

Il 9 aprile 1945 il teologo ” “e pastore luterano Dietrich Bonhoeffer veniva impiccato ” “nel campo di concentramento ” “di Flossenbürg” “” “

Il popolo che diede alla storia grandi musicisti, Bach e Beethoven, grandi pensatori, Kant e Hegel, anche nel buio secolo della Shoah dimostrò che non si deve fare di ogni erba un fascio: i giovani ragazzi della “Rosa Bianca”, il circolo di Kreisau di von Moltke, padre R. Mayer e Monaco, e tutti coloro che coagularono intorno a questi gruppi, sono testimoni di un nuovo modo di pensare e di agire, sono luci nella fosche e tenebre del XIX secolo. Dietrich Bonhoeffer appartenne a questa schiera diffusa anche in diversi Paesi d’Europa, perché pensò e agì diversamente, sigillando con l’impiccagione il suo coraggio e la sua coscienza cristiana, dinanzi alla menzogna nazista. Buon sangue non mente, si è soliti dire, e lo constata nella grande e salda famiglia Bonhoeffer: la nonna, contava 91 anni, sfidò, imperturbabile, il cordone delle SA il 21 marzo 1933, quando la ‘legge di lesa patria’ restrinse ancora di più la rete delle misure politiche. Il poliedrico nipote, teologo, pastore, musicista, scrittore e animatore di giovani, attuò la stessa sfida, non solo pensando e perciò costruendo coscienze nuove, capaci di interrogarsi e di darsi risposta, ma anche raccogliendo i giovani senza l’uniforme dei giovani nazisti, in campeggi in cui alla gioiosa e spartana vita, tipica dei ragazzi, era unita una disamina reale della situazione e una profonda preghiera. Dietrich, studente, pur provenendo da un’agiata e colta famiglia, conobbe tutte le difficoltà di una Germania in cui regnava l’inflazione galoppante, alla fine di aprile del 1923 e gli fece il viaggio da Berlino a Tübingen su “accelerati”, nella quarta classe di allora, e gli ci vollero quarantott’ore per giungere a destinazione. Il 27 ottobre 1923 scriveva ai genitori: “Ogni pranzo costa un miliardo di marchi”. Gli fu posta una domanda, la cui risposta avrebbe potuto costargli la pelle (consegnata poi non alla dittatura ma alla verità di Cristo): “Hitler è l’Anticristo?”. Regnava la certezza che il biblista Bonhoeffer avrebbe sostenuto, con una serie di citazioni appropriate, la risposta positiva. Lo sconcerto invece fu sommo: “no, Hitler non è l’Anticristo, per questo egli non è grande abbastanza. L’Anticristo si serve di lui, ma non è stupido come lui!”. Flossembürg non poteva che giungere presto… Egli aveva riflettuto a lungo e ancora più a lungo aveva servito, con piena dedizione il gregge cristiano a lui affidato, cui trapassava, ora con il linguaggio colto dei suoi libri, ora con quello popolare e diretto dei suoi sermoni, la verità dell’irruzione di Dio nella storia, nella persona di Cristo. Con una lucida distinzione che testimonia la sua intelligenza politica: è lo Stato però che fa la storia e nella storia contemporanea la questione degli ebrei andava risolta. Come lo fu, per noi ora è questione di documentazione precisa, dolorosa e avvilente. La Bibbia che Bonhoeffer aveva sempre fra le mani e, ancor più nel cuore, porta un’indicazione che, nella sua laconicità, trapasserà i secoli: al salmo 74, quando si legge il versetto “Hanno dato fuoco a tutte le case del Signore nel paese”, egli scrisse solo una data “9.11.38”, quella appunto della famigerata Notte dei Cristalli. Cristiana Dobner carmelitana scalza Bonhoeffer non incitava alle sommosse, agli attentati, la sua linea era impregnata dal Vangelo, dalla presenza di Cristo; egli dimostrava in se stesso quanto voleva che i giovani radunati sempre più numerosi intorno a lui imparassero come regola di vita, due sole parole che però sovvertono sia l’animo sia la prassi consueta: Resistenza e Resa, divenute anche il titolo di un suo celebre libro. Non chiedeva poco il giovane pastore, voleva che si unissero i contrari, voleva che nella persona coesistessero forze positive, più dirompenti di certo della violenza e della passività degna solo dei pecoroni; voleva che si opponesse con durezza e rigorosità, ma totalmente resi, nella mitezza di Cristo, verso i fratelli. Uomo ormai maturo Bonhoeffer conobbe il fresco amore per la giovane Marie von Wedemeyer, allora manifestò tutta la delicatezza del suo animo, insieme con l’esperienza della scandalosa lacerazione della morte che consegnò a Cristo per il bene di tutti. Egli che, nella vita, tutto sapeva godere e sognava un futuro sereno e lieto, in una realtà diversa, così si esprimeva: Tendo le mani E prego E sperimento la realtà nuova. Quanto è passato ritorna a te Come la parte più viva della vita, attraverso la gratitudine e il pentimento. Cogli di Dio nella passato perdono e bontà, prega che t’assista oggi e nel giorno che verrà. Per l’Europa di oggi e per quella che verrà Bonhoeffer rimane uno dei testimoni e maestri più luminosi, uno dei più forti richiami alle radici cristiane, all’urgente necessità di rivitalizzarle per stare con amore e speranza dentro la storia dell’Europa e del mondo. Cristiana Dobner