Quotidiani e periodici internazionali” “

Lo stato di salute del Papa continua a polarizzare l’attenzione dei media in Germania. Su Die Welt (30/3), Michael Stürmer commenta: “ Questo Papa rimane fedele a se stesso nel suo senso di vocazione e di adempimento degli obblighi, letteralmente fino all’ultimo. Agisce in modo reale e simbolico allo stesso tempo, ricordando alle persone che in ultima analisi la morte non può essere rimossa con la tecnica e con gli antidolorifici ma che appartiene alla conditio humana, proprio come la vita“. “ Non si è mai visto un potente, un dominatore, così piccolo, così umile, così impotente, così malato, così degno di essere compatito. Davanti agli occhi di tutti“, scrive Gerhard Stadelmaier sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (31/3). “ Ma neanche così gigantesco nella sua piccolezza, così grande nella sua impotenza, così eloquente nel suo mutismo. Davanti agli occhi di tutti. Non solo durante la festa pasquale. Ieri, in un giorno feriale, questa scena del Papa si è ripetuta con meravigliosa ostinazione. Non come gesto. Non come simbolo. Non come scena. Solo un uomo nudo, che in questo momento non annuncia nient’altro che ciò che si dovrebbe comprendere come il vero segreto di quest’uomo: non il segreto del teatro o della teatralità: […] il segreto della sua fede. Non si deve necessariamente condividere o avere questa fede. Ma questa fede commuove“. Anche il settimanale Der Spiegel (28/3) dedica i servizi di copertina al pontefice: “ Il polacco sul trono di Pietro è il Papa più politico ma anche quello più eticamente rigido che ci sia mai stato. La sua vita e la sua sofferenza pubblica nel compito divino l’hanno fatto diventare la più grande star mediatica di tutti i tempi. Giovanni Paolo II guida la Chiesa cattolica da 26 anni e i suoi fan temono il momento in cui questa era volge al termine“. “ La fine della vita. Chi decide? “ è il titolo del reportage cui è dedicata la copertina di Time (04/4) che sottotitola: “ Come la politica e i principi si scontrano nella battaglia americana su Terri Schiavo” con l’aggiunta di un servizio dedicato al “ dibattito in Europa sull’eutanasia“. Mentre la giovane donna in coma da 15 anni sembra sul punto di morire il settimanale rileva che questo caso ha indotto “ la gente a pensare seriamente a cosa significhi essere vivi o morti, e come ci si debba preparare alla propria morte. Improvvisamente, le coppie si riuniscono attorno al tavolo o si mettono a discutere a letto su come vorrebbero essere trattate verso la fine della propria esistenza e fanno piani per la stesura del proprio testamento biologico“. Passando alle considerazioni sul tema che si fanno in Europa, la rivista rileva che “ dieci anni fa Papa Giovanni Paolo II firmò l’enciclica ‘Evangelium Vitae’ che bollò l’eutanasia come ‘un crimine che nessuna legge umana può pretendere di legittimare’. ‘Non ci sono obblighi di coscienza di obbedire a una tale legge’, dice l’enciclica. ‘Invece c’è un serio e chiaro obbligo di opporsi ad essa tramite l’obiezione di coscienza’. Molti sembrano tuttavia contenti di lasciare decisioni di tale portata, quali quella del caso-Schiavo, alla coscienza delle famiglie e dei medici“. Anche il quotidiano francese La Croix (29/3) dedica ampio spazio al dibattito etico-religioso su “ Le vite in sospeso di questi uomini in stato vegetativo“. Nel suo commento dal titolo “ Questo soffio che dimora“, Michel Kubler sottolinea che “ è un onore per la società, di fronte a queste situazioni che possono sembrare totalmente disperate, di fissare come priorità la sorte delle persone coinvolte. In nome, precisamente, di quella dignità che esse hanno avuto per sempre in eredità insieme a tutto il resto dell’umanità … è sufficiente infatti questo principio di dignità per sapere in quale direzione occorre muoversi. E neppure c’è bisogno di credere in Dio per riferirsi a ciò“. Per il quotidiano spagnolo La Razon (29/3) il caso di Terri Schiavo, “ non deve andare oltre il caso individuale che rappresenta. Il diritto alla vita fino al suo termine naturale viene prima di ogni altra considerazione”. La paura di un nuovo tsunami nel sud-asiatico, a tre mesi dal precedente, apre le pagine di gran parte dei quotidiani spagnoli del 29 marzo. “Panico in Indonesia per paura di un altro tsunami” titola l’ Abc, mentre El Mundo scrive che “Un sisma di grande intensità semina il panico nella zona devastata dallo tsunami”. Alcuni giorni prima (il 27/3) che avvenisse il nuovo sisma, il quotidiano El Paìs aveva raccontato in un suo articolo che “la maggioranza delle vittime dello tsunami erano donne” e che “gli effetti demografici del maremoto si noteranno nei prossimi anni”: lo tsunami, scrive El Paìs citando uno studio dell’organizzazione non governativa Oxfam, “ ha ucciso più donne che uomini, circa quattro volte di più in alcune regioni”: “una sproporzione dovuta al fatto che la maggior parte delle donne erano in casa o sulle spiagge che furono colpite dalle onde”. L’ong Oxfam – riferisce il quotidiano – ha anche “ricevuto informazioni su abusi sessuali avvenuti nei campi degli sfollati”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1375 N.ro relativo : 24 Data pubblicazione : 01/04/05