PAGINE DI STORIA" "
A 50 anni dalla morte ” “di Alcide De Gasperi, ” “uno dei “padri dell’Europa”” “” “
Nell’unità europea “De Gasperi vedeva soprattutto la pace e il superamento dei dissidi che avevano causato le grandi guerre del passato”. Daniela Preda , Cattedra europea Jean Monnet, insegna Storia e politica dell’integrazione europea e Storia delle relazioni internazionali all’Università di Genova. Ha da poco pubblicato un volume intitolato “Alcide De Gasperi federalista europeo”. Al SIR spiega il processo di maturazione europeista del leader politico italiano, che in gioventù era stato parlamentare dell’Impero austro-ungarico a Vienna. Quanto rilievo hanno avuto le vicende biografiche di De Gasperi, l’essere “uomo di frontiera”, la fede cattolica, nel formare le sue convinzioni europeiste? “La formazione di De Gasperi è stata fondamentale nel forgiarne la prospettiva sovranazionale. Il cattolicesimo gli trasmette una visione delle relazioni internazionali universalistica e solidaristica, avulsa da ogni esclusivismo e assolutismo; l’esperienza di uomo nato e vissuto in una regione di confine, all’interno di una minoranza nazionale nell’ambito dell’Impero austro-ungarico, gli insegna a respingere i nazionalismi, ad esaltare le autonomie locali, a riflettere sul rapporto tra Stato e nazione. Deputato trentino al Parlamento plurinazionale di Vienna, De Gasperi impara in quel consesso la necessità di comporre interessi diversi, coordinando le differenti autonomie in un più ampio assetto politico-territoriale”. La sua ricerca delinea, in particolare, un De Gasperi federalista. Cosa significa esattamente? “Significa che De Gasperi non si ferma all’europeismo, ma va oltre. Non si limita ad accodarsi acriticamente al carro del ‘funzionalismo’, ma s’impegna in maniera sempre più consapevole e decisa, a partire dal 1948, a favore di un’Europa federata, inserita con forti vincoli nel mondo atlantico. Il nuovo ordine internazionale a cui De Gasperi aspirava, quello che avrebbe garantito la pace sul continente, doveva affondare le proprie radici nel metodo democratico. Il diritto doveva essere innalzato al livello degli Stati e trovare espressione istituzionale in precise norme giuridiche, gli Stati dovevano accettare di limitare la propria sovranità. La svolta si ha con la Ced, Comunità europea di difesa, il tentativo cioè di creare un esercito europeo, che per De Gasperi rappresenta lo strumento per costruire la pace”. Ci sono occasioni o discorsi di particolare rilevanza in cui emerge il federalismo degasperiano? “Non è possibile, a questo proposito, dimenticare i grandi discorsi federalistici del dicembre 1951, quando De Gasperi non si limita a parlare di esercito, ma definisce con chiarezza il quadro statuale in cui esso andava necessariamente inserito. A partire da questo momento l’unità politica dell’Europa diventa l’obiettivo prioritario di De Gasperi, che dapprima ottiene l’inserimento dell’art. 38 nel progetto di trattato della Ced, propone poi assieme a Schuman la convocazione dell’Assemblea ad hoc, una sorta di assemblea precostituente che tra la fine del ’52 e il marzo del ’53 elabora il primo progetto di Statuto di una Comunità politica europea, lottando infine sino agli ultimi giorni della sua vita per la ratifica di questi due progetti”. Nella storia di ogni statista emerge uno scarto fra le convinzioni etico-politiche e l’azione come uomo di governo. È stato così per De Gasperi? “Io sono convinta che l’azione di De Gasperi nel campo europeo è nel contempo razionale e ideale. De Gasperi ha ben presenti le necessità dettate dalla ragion di Stato, ma proprio perché è uomo di Stato a tutto tondo sa guardare avanti, sa leggere il cambiamento, capisce la cesura profonda rappresentata nella storia del Continente dalla seconda guerra mondiale e si accinge alla creazione di una nuova Europa, nel nuovo contesto del sistema mondiale degli Stati, abbandonando velleità di politica di potenza nazionale. In quel momento storico, lo ha detto molto bene Kohl in occasione di una commemorazione per il cinquantenario della morte dello statista trentino, essere realisti significava essere idealisti. E questo ci permette anche di capire perché De Gasperi abbia avuto un’attenzione particolare per i movimenti per l’unità europea, all’interno dei quali trovava risposte adeguate ai cambiamenti storici in corso”.