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La gente guarda a lui più che mai” è il titolo dell’editoriale di Avvenire (24/03) dedicato alla “ Settimana Santa speciale” di Giovanni Paolo II, sempre più debole e costretto a un dialogo fatto di sguardi e di gesti con i fedeli che lo salutano alle udienze in Piazza San Pietro. Davanti alla Sindone, nel maggio 1998, il Papa – scrive Luigi Geninazzi – “ parlò con toni drammatici dell’impotenza del Dio fatto uomo, del Servo di Jahvè schiacciato dal peso della sofferenza collettiva presa volontariamente su di sé … ebbene, ieri ce lo ha ridetto senza parole, testimoniandolo con la sua forza d’animo e la sua inesausta lotta. Karol Wojtyla non smette di essere ‘il Grande Comunicatore’ ed il silenzio cui è costretto in questi giorni rinvia al fragore di una Presenza“. Sul Papa, così annota Heinz-Joachim Fischer sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz): “ Con la sua condizione, Giovanni Paolo II simboleggia come la malattia e la dipendenza appartengano all’esistenza umana, come vadano sopportati dalla persona e accettati dagli altri. Allo stesso tempo di dimostra con quale attenzione la Chiesa, la più esperta compagna dell’umanità da due millenni, si comporta con il suo massimo esponente, nonostante egli sia vecchio e fragile. Nonostante non sia più in grado di far fronte alle esigenze originarie del suo ufficio. Il Papa e i cardinali più importanti della curia romana accettano il fatto che la Chiesa venga governata per un poco secondo la misura della persona, anche di una non più efficiente“. “ I giovani sistemano il proprio aldilà” è il titolo scelto dal quotidiano francese La Croix (22/03) per illustrare i risultati di un’inchiesta da cui emerge chiaramente “ l’aumento di quanti credono alla vita dopo la morte“. “ In effetti – scrive la giornalista Agnes Auschtzka – le tre ultime inchieste europee sui valori mostrano che, di tutte le credenze, quella dell’aldilà è la sola in crescita. E se le credenze positive dominano quelle negative, l’Inferno raccoglie suffragi più che ‘onorevoli’. Le pratiche che si rifanno al satanismo, che come noto attirano una parte dei giovani – un po’ meno, sembra, in questi ultimi anni – ne sono l’espressione più inquietante“. Tra i motivi che spiegherebbero questo aumento di credenza circa l’aldilà, ci sono quelli illustrati al giornale dal sociologo delle religioni Yves Lambert: “ Oltre alle ragioni generali di sperare in una sopravvivenza, si può anche citare il fatto che questi giovani costituiscono la prima generazione che valuta la propria sorte meno favorevole rispetto a quella delle generazioni che ci hanno precedute. Inoltre sentono più acutamente dei loro genitori i rischi del degrado ambientale e la minaccia nucleare. Di fronte a queste difficoltà del presente, i giovani di oggi vogliono quindi donarsi un avvenire migliore”. Sul caso Terri Schiavo, la donna americana in coma vegetativo da quindici anni, si discute animatamente in Germania. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz – 23/3) si legge: “ La donna che deve morire può respirare da sola, tenere aperti gli occhi e muovere la testa. Nessuno può dire con sicurezza cosa prova… e quanta sofferenza e dolore le provocano il non mangiare e non bere. Nessuno può neanche prevedere se la morte indotta volontariamente per giorni, forse addirittura per una, due settimane, stravolgerà i lineamenti del suo viso e se la paura si mostrerà nei suoi occhi. Ma per alleviare il dolore i medici possono intervenire e somministrare medicine. Anche questa è eutanasia passiva e può essere lunga. Fintantoché l’eutanasia attiva non verrà legalizzata sarà possibile tutelare la vita di persone indifese. L’America è a un bivio“. Sulla Frankfurter Rundschau, Katharina Sperber commenta: “ La cosa deprimente… è che la lite sul suo destino si è spostata completamente dai genitori e dal marito per diventare un dibattito astratto di politici e fondamentalisti”. Ancora l’Iraq in molti editoriali dei quotidiani spagnoli, che ricordano i due anni dall’inizio della guerra tracciandone un bilancio. “Sarebbe potuta andare in un altro modo, meno distruttivo”, osserva Andrés Ortega su El Paìs del 21/3. Secondo alcune statistiche statunitensi riportate dall’editorialista, in Iraq “la vita è migliorata per quanto riguarda il numero dei telefoni e la riduzione della disoccupazione, ma non nella fornitura di elettricità. Nonostante le elezioni, ci sono meno iracheni ottimisti sul futuro rispetto a prima. Il numero di insorti è aumentato da 5.000 a 18.000 (e quello dei combattenti stranieri da 300 a 600). L’Iraq non rappresentava una minaccia per il resto del mondo. Ora sì”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1374 N.ro relativo : 23 Data pubblicazione : 25/03/05