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Un passato nascosto” “

I quindici ministri degli Esteri dell’Ue, riuniti a Bruxelles il 16 marzo, hanno deciso di rinviare i negoziati con la Croazia che sarebbero dovuti cominciare il 17 marzo. Al momento non sarebbe stata fissata nessuna altra data per l’apertura dei colloqui. Sulla decisione ha pesato una non adeguata collaborazione del governo di Zagabria con il Tribunale internazionale dell’Aja. Le autorità croate sono accusate di non aver fatto abbastanza per catturare il generale Ante Gotovina, reo per il Tribunale, di aver comandato una strage di almeno 150 persone di etnia serba durante il conflitto del 1991-1995. Ma è anche sul fronte interno che la Croazia deve interrogarsi cercando di fare luce sui crimini commessi dal regime comunista. Dimentichiamo il passato e guardiamo al futuro! Questo è lo slogan con cui tanti nella società croata esprimono oggi il proprio “credo” di vita ed indicano di fatto il modo per risolvere i problemi. Ma così non è: uno dei problemi nodali della società croata è proprio il rapporto con il passato. Questo, è bene dirlo, non viene risolto né con il volgere semplicemente lo sguardo al futuro desiderato né con il doppio gioco, ovvero dimentichiamo soltanto una parte del passato! Oggi l’opinione pubblica croata può dirsi matura nel riconoscere le colpe e le atrocità compiute durante seconda guerra mondiale e nel chiedere le responsabilità dei crimini commessi durante la guerra per l’indipendenza croata negli anni novanta. Tuttavia, nello stesso tempo, tutto quello che è accaduto durante il regime comunista viene in qualche maniera rimosso. In Croazia molti non osano dire che si trattò di un regime totalitario atroce, dopo la seconda guerra mondiale i comunisti uccisero più di centomila persone e si resero responsabili di una vera e propria “pulizia etnica”. Paradossalmente, quando si parla dei mali di oggi, questi vengono spiegati come conseguenza delle mosse sbagliate dopo la caduta del regime comunista, ma mai a quel periodo precedente. I media lo presentano come un tempo nel quale si visse meglio. Si parla più volentieri di “socialismo dal volto umano”, si cerca di mantenere viva parte “positiva” di quel periodo. Nessuno in Croazia è stato mai accusato di crimini compiuti nel regime comunista. La società croata non si è ancora seriamente confrontata con questa parte di storia. Molti che in quel periodo rivestivano dei ruoli nella vita pubblica, aperta, allora, solo ai membri del partito comunista e ai non credenti, ancora oggi sono presenti come interpreti della storia, producendo una vera e propria amnesia culturale su questo periodo. Lo fanno in maniera unilaterale, giocando con le difficoltà odierne e coi ricordi soggettivi della gente che durante quel periodo visse la maggior parte della loro vita. E così sentiamo ripetere frasi tipo ‘abbiamo vissuto in una società quasi democratica e giusta’, oppure che ‘oggi non ha senso riaprire quelle ferite o penalizzare la gente che collaborò con i servizi segreti, che fece parte del sistema giudiziario, educativo, culturale, mediatico”. Ci si passa sopra quasi fosse un piccolo incidente di percorso. Certamente negli anni che hanno prodotto dei mutamenti molti si sono ‘riciclati’, ma non convertiti alla democrazia. Importante è non disturbarli divulgando le loro biografie. L’Europa dovrebbe aiutare a costruire la democrazia per mezzo di persone che vi credono con il cuore e non per opportunità. Le istituzioni europee dovrebbero capire che coloro che nascondono il loro passato vissuto all’interno del regime comunista non possono essere i partner per la costruzione della famiglia europea.