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Un’idea sbagliata” “” “

Le società moderne occidentali, compresa quella europea, attraversano una crisi dei valori, una crisi di speranza, che testimonia un cambiamento profondo dei rapporti individuali con la vita e con la morte. Il rischio è di dimenticare e di negare che la morte fa parte della vita, che la morte si colloca nella logica della vita terrestre, che ne è il prolungamento per una nuova nascita. La società contemporanea tende a mascherare la morte: non piacciono gli anziani, eppure paradossalmente sempre più numerosi, né i malati, i disabili; morire a casa propria, dove si è vissuto, non entra più nella normalità. Non è conveniente, non è pulito, bisogna morire in una struttura ospedaliera. Quando giunge la morte, nei Paesi più moderni, non si riporta il corpo a casa per essere vegliato, per ricevere l’omaggio degli amici. No, è stato inventato il cosiddetto funerarium, luogo asettico, impersonale e pulito, dove, con appuntamento si può fare una visita protocollare. Evidentemente, laicità d’obbligo, nessun segno religioso è presente! Tale rimozione della morte è legata a una vera deificazione della vita che si osserva dappertutto, nei media come nei comportamenti personali: dall’esaltazione della giovinezza al marketing per tanti prodotti che dovrebbero assicurare l’eterna gioventù, al rifiuto dell’accidente, della fatalità: ormai, dopo un incidente di ogni tipo, le televisioni presentano drammaticamente le famiglie delle vittime, che si scagliano contro il presunto responsabile ed esigono vendetta (senza dimenticare sostanziali indennizzi…); ogni incidente più o meno grave porta ai tribunali medici, sindaci, insegnanti, ecc. La morte non è accettabile soprattutto quando arriva improvvisamente. Ma quando la vita è deificata, il paradosso è soltanto apparente, si entra in una cultura della morte, perché in nome della vita, bisogna sgomberare tutto quello che costituisce, o potrebbe costituire un fastidio, una difficoltà per il compimento della gioventù, per gioire della vita, del momento presente: il nascituro, il disabile, l’anziano sono ormai degli scocciatori. Allora dall’aborto all’eutanasia, esiste una terribile logica di ferro, che in nome della vita, e sotto la copertura dei buoni sentimenti, nega la vita stessa! Tanti Paesi dell’Unione europea hanno adottato una legislazione a favore dell’aborto; alcuni hanno già compiuto un passo successivo nel legalizzare l’eutanasia. Certo, con regole precise, ma il passo è ormai fatto, e in Europa stiamo entrando sempre più nella logica infernale della cultura della morte, frutto diretto di un’idea sbagliata della vita. Dio si è incarnato nell’essere più debole che ci sia: un bimbo! Attraverso tale debolezza ci indica la vera strada da seguire: di fronte alla cultura della morte, testimoniare la vittoria della vita, la vera vita, quella che non si separa dalla morte, ma l’assume e la rispetta nel suo andare oltre.