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Intervista al vice segretario generale del CdE ” “” “
Dodici mesi “full immersion” per avvicinare le istituzioni nazionali ed europee ai cittadini e per rilanciare la democrazia partecipativa. Con questo intento il Consiglio d’Europa (sede a Strasburgo, 46 Stati membri, 800 milioni di abitanti) ha proclamato il 2005 “Anno europeo della cittadinanza attraverso l’educazione”. Alla vigilia del suo intervento all’assemblea dell’Onu il 3 marzo, Maud de Boer-Buquicchio , vice segretario generale del CdE, ne chiarisce il senso con Gianni Borsa, inviato del Sir per le questioni europee. Quali le ragioni che hanno portato il Consiglio d’Europa a questa decisione? “La democrazia non è fatta solo di leggi e di istituzioni: sono i cittadini attivi, attenti e critici che diventano il garante del dinamismo e della solidità della democrazia. La cittadinanza democratica si impara, sin dalla più tenera età, all’interno della famiglia, a scuola, nelle associazioni sportive o ricreative, attraverso i mass media… L’educazione alla cittadinanza soprattutto non si improvvisa e nemmeno si può limitare a un corso di ‘educazione civica’. È tramite l’esempio di una scuola che è essa stessa democratica, grazie a insegnanti che sono cittadini attivi e a metodologie interattive e coinvolgenti, che si trasmette il valore della cittadinanza. Per diffondere queste idee, mobilitare gli educatori e incoraggiare le autorità pubbliche a passare dalle dichiarazioni alla pratica, il CdE ha lanciato questo Anno europeo”. Democrazia, Stato di diritto, tutela dei diritti umani: sono principi a rischio nell’Europa di oggi? Quali sono i Paesi che presentano i maggiori problemi? “Non si tratta di stabilire una classifica. La democrazia e i diritti dell’uomo necessitano di un quadro giuridico e istituzioni appropriate, ma anche di una cultura della democrazia e del rispetto dell’altro profondamente radicati. Il Consiglio d’Europa lavora su questi due fronti, tenendo conto dell’evoluzione di tali nozioni nella nostra società. Ad esempio, il CdE aiuta i suoi Stati membri a dotarsi di meccanismi di protezione delle minoranze, basati su strumenti del diritto internazionale”. Non mancano problemi di razzismo e xenofobia… “Noi siamo ben consapevoli che atti di razzismo e d’intolleranza, di esclusione o di discriminazione delle minoranze esistono ancora in molti paesi: basterebbe citare gli ambienti di lavoro. Il Consiglio d’Europa ha organizzato dieci anni or sono una campagna contro il razzismo, denominata “Tutti diversi, tutti eguali” e continua i suoi programmi di educazione ai diritti dell’uomo. La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), uno dei risultati concreti di questa campagna, segue da vicino la situazione all’interno dei Paesi aderenti”. Molti cittadini si dichiarano europeisti. Eppure alle ultime elezioni per il Pe la percentuale di votanti è stata modesta: quali le ragioni? “L’assenteismo elettorale è un fenomeno complesso e merita una risposta che va oltre i semplici dati elettorali. È certo che, più i cittadini ignorano il lavoro quotidiano degli uomini e delle donne che si presentano alle elezioni, più la percentuale dei votanti è bassa. Per le elezioni municipali, le percentuali sono più elevate rispetto al voto europeo. I cittadini hanno bisogno di comprendere la posta in gioco, d’essere sicuri che il loro voto avrà un peso, di sentirsi vicini e coinvolti nella vita politica. La fatica di mostrare e spiegare come lavorano i deputati nazionali ed europei, come le loro decisioni cambino la vita quotidiana dei cittadini, è assolutamente cruciale. S’è instaurata, infatti, una certa sfiducia nei confronti dei politici e poche persone pensano che nella gran parte del mondo non esistono affatto vere elezioni democratiche. La democrazia parlamentare è diventata per noi un’evidenza e molti non si rendono conto che essa dovrebbe essere costantemente protetta e arricchita”. Cosa occorrerebbe fare in questa direzione? “Una società democratica deve offrire occasioni di democrazia partecipativa: far valere i propri diritti ma anche assumersi delle responsabilità. La sfida principale è assicurarsi che le istituzioni siano vicine e comunichino con tutti gli europei. Il CdE lavora per porre in evidenza i vantaggi e anche le debolezze dei nostri sistemi democratici e per proporre riforme che ridiano vigore al ruolo dei cittadini”. Cosa ha detto la Conferenza di Sofia inaugurando l’Anno europeo? “La conferenza svoltasi a dicembre con 150 persone impegnate nel settore educativo, ha delineato un programma d’azione: sono stati predisposti materiali e strumenti per iniziative di sensibilizzazione verso la democrazia negli ambienti dei giovani”.