unione europea" "
Quella che si chiude è stata una settimana "da primato" per i Venticinque ” “” “
La visita del presidente americano Bush a Bruxelles, una sessione plenaria del Parlamento che ribadisce la necessità di rispettare i criteri di Maastricht, il discorso del leader ucraino Yuschenko in Aula a Strasburgo, l’ennesimo via libera della Commissione all’ingresso di Bulgaria e Romania nell’Ue. Senza trascurare decine di provvedimenti economici, giuridici, amministrativi che coinvolgono le istituzioni comunitarie con ricadute concrete sui 450 milioni di cittadini europei. USA E UNIONE, IL “DISGELO” PASSA DA BRUXELLES. Numerose le tappe del tour europeo del capo della Casa bianca, ma certamente la più importante è stata quella di martedì 22 febbraio a Bruxelles, quando ha incontrato i vertici della Nato e quelli dell’Ue. GEORGE W. BUSH, scegliendo Bruxelles come primo viaggio all’estero dopo il suo secondo insediamento, ha dimostrato di rispettare il processo di integrazione europea. Egli stesso ha parlato di “un viaggio per ascoltare”, nella prospettiva quindi di un nuovo multilateralismo, dopo le tensioni fra le due sponde dell’Atlantico in merito alla guerra in Iraq. “Abbiamo liberato il Paese” dalla dittatura di Saddam, ha spiegato il presidente Usa, “ora è il momento di unirsi per il bene della pace”. Una posizione che ha allentato le tensioni precedenti la visita e che ha trovato la disponibilità dell’Unione a farsi carico dell’addestramento e dell’equipaggiamento delle forze di polizia irachene. Intesa anche su una possibile conferenza per la ricostruzione post-bellica. A questo proposito il premier lussemburghese JEAN-CLAUDE JUNCKER, presidente di turno dell’Ue, ha dichiarato: “Nel caso gli iracheni ce lo chiedessero, siamo pronti a tenere congiuntamente una conferenza sull’Iraq per coordinare il sostegno internazionale” volto alla ricostruzione. Molti, d’altro canto, i temi scottanti sui quali il confronto è stato meno incisivo: basti pensare ai rapporti con la Cina, l’Iran e la Russia, alla lotta contro il terrorismo internazionale, al caso-Guantanamo, al libero commercio mondiale, al cambio euro-dollaro. UN ALTRO PASSO DI SOFIA E BUCAREST VERSO I 25. “La decisione di oggi è un’altra pietra miliare nelle nostre relazioni e un chiaro segnale che la Commissione accoglie Bulgaria e Romania nella famiglia europea”. Il commissario finlandese all’allargamento, OLLI REHN, ha dato particolare enfasi al nuovo parere favorevole per l’adesione di Sofia e Bucarest all’Unione europea, giunto in settimana dalla Commissione. “Tuttavia – ha aggiunto – le autorità nazionali non possono rilassarsi: molto lavoro deve essere fatto nel 2005 e nel 2006 nel campo delle riforme per rispondere pienamente e nei tempi stabiliti a tutte le condizioni per l’adesione”. Criteri che riguardano la democrazia, la tutela dei diritti dei cittadini e delle minoranze, la creazione di un’economia di mercato e la modernizzazione dell’amministrazione statale. Il cammino dei due Stati verso la comunità dura ormai da dieci anni. L’esecutivo guidato da JOSÉ MANUEL DURAO BARROSO è ora “fiducioso che questi paesi realizzeranno le riforme necessarie per l’adesione, in linea con gli impegni presi durante i negoziati”. In caso di gravi lacune nella preparazione all’adesione, “potrebbe essere attivata una clausola di posticipo”. Ciò ritarderebbe almeno di un anno l’ingresso nell’Unione. YUSCHENKO A STRASBURGO: “UCRAINA NELL’UE”. Da lunedì 21 a giovedì 24 febbraio si è invece riunito il Parlamento nella sede di Strasburgo. Nutrito l’ordine del giorno, che comprendeva discussioni e voti sui temi più svariati: la riforma del Patto di stabilità; il partenariato euromediterraneo; la protezione della salute e dell’ambiente; leggi severe contro le imprese che inquinano il mare, la sostituzione delle patenti di guida nazionali e regionali (oggi sono 130) con un unico documento europeo. L’Assemblea ha inoltre accolto il neo presidente ucraino VIKTOR YUSCHENKO, che ha dichiarato di essere “fiero, onorato e felice di intervenire davanti al Parlamento europeo che rappresenta il simbolo della democrazia in Europa”. La democrazia, ha aggiunto, è “un valore che ci unisce tutti ed è la base su cui si fonda la nostra prosperità”. Secondo Yuschenko “la rivoluzione arancione, dopo la caduta del muro di Berlino, rappresenta un simbolo in Europa e nessun totalitarismo è più possibile nel continente. La rivoluzione ha creato una nuova società civile ucraina che si è emancipata e ha dato vita a una nuova nazione”. Il capo dello Stato ha specificato che “i confini dell’Europa vanno da Lisbona a Kiev, ma non sono solo geografici; si fondano su valori spirituali comuni e nessuno potrà fermare il popolo ucraino sulla strada dell’Unione europea. Certamente rimane ancora molto da fare per l’adesione, ma l’integrazione è l’unica strada possibile per l’Ucraina”. Il relatore ha auspicato l’avvio di negoziati per l’adesione già nel 2007.