Su invito della Chiesa ortodossa serba, una delegazione della Conferenza delle Chiese europee, guidata dal segretario generale Keith Clements, ha svolto nei giorni scorsi una visita in Serbia e Kosovo per “rinnovare e rafforzare i legami tra Kek, Chiesa ortodossa e le altre Chiese membre della Kek presenti in quei Paesi”. A Belgrado, dopo una visita alla facoltà teologica ortodossa, la delegazione ha incontrato Sua Santità Pavle, Patriarca della Chiesa ortodossa serba, e i membri del Santo Sinodo. Il 12 febbraio, la delegazione si è recata a Pristina, capitale del Kosovo-Metohija ed ha visitato i luoghi storici della ortodossia serba: il monastero di Gracinica, l’antica chiesa del Patriarcato di Pec, e il monastero di Decani, tutti luoghi che sono ancora sotto la protezione militare delle forze della missione delle Nazioni Unite in Kosovo (Unmik) e della Nato (Kfor). “La fragilità della situazione in Kosovo si legge in un comunicato della Kek è dimostrata dal fatto che lungo tutto il percorso fatto nella provincia, la delegazione è stata accompagnata da scorte armate delle Nazioni Unite”. Tornato a Ginevra, Keith Clements ha detto: “La visita ha sottolineato il bisogno di stare e di incoraggiare i membri delle nostre chiese che vivono in una situazione difficile e complessa. È stato incoraggiante vedere come la Chiesa ortodossa stia cercando di riprendere la propria vita”. Ci sono anche molte persone e molti giovani impegnati a “tradurre nel sociale la propria fede, con grande apertura al dialogo”. Tuttavia, aggiunge Clements, “permangono sfide urgenti”. Per questo, “il Kosovo non deve essere dimenticato”. Il Paese è chiamato a costituirsi come “società multietnica e in questo sforzo hanno grandi responsabilità i rappresentanti politici serbi e albanesi, la comunità internazionale e i leader religiosi serbi, ma anche tutto il mondo ecumenico”.