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Dopo anni di trattative, il protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici diviene realtà in assenza del principale inquinatore: gli Stati Uniti“: è uno dei sottotitoli scelti da La Croix (15/2) per le pagine speciali dedicate al trattato internazionale che tende a ridurre il livello dei gas che provocano l’effetto serra, il cui titolo generale è “ Kyoto entra in vigore nella morosità“. Nel commento affidato a Dominique Quinio (“ Prima vittoria“), il giornale ricorda che tali riduzioni sono pattuite “meno 6% per il Giappone e il Canada, meno 8% per l’Unione Europea, con degli sforzi diversi ripartiti secondo i paesi (meno 21% per la Germania, stabilità per la Francia ..). Tutto ciò attendendo l’entrata in scena dei ‘grandi’ in via di sviluppo come la Cina e l’India”. Il commentatore si interroga sull’efficacia complessiva del provvedimento, ricordando non solo l’assenza degli Stati Uniti, ma anche i problemi dei Paesi in via di sviluppo: “… perché dovrebbero mostrarsi virtuosi, mentre i loro predecessori nella crescita non lo furono?”. Eppure, conclude, “ malgrado queste riserve resta il fatto che 141 Paesi si sono messi d’accordo per trovare i mezzi per lottare insieme contro un fenomeno che pesa già notevolmente sul pianeta, ipotecando le generazioni future“. Protocollo di Kyoto anche sulla stampa tedesca. “ Da molti punti di vista, il Protocollo di Kyoto rappresenta un gigantesco esperimento con un esito incerto dal punto di vista politico e scientifico“, scrive Joachim Müller-Jung sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (16/2). “ Alla fine, si augurano in molti, verrà data risposta alla domanda se esista davvero una comunità mondiale capace di decidere e soprattutto capace di futuro, come si ritiene l’Onu. […] “ è da auspicare che i piani per la protezione climatica contemplino anche misure preventive in grado di proteggere quante più persone possibile dalle conseguenze degli inevitabili cambiamenti climatici“. Su Die Welt, Norbert Lossau afferma: “ Qualora le visioni più nere del futuro climatico dovessero avverarsi, il processo di Kyoto non potrà cambiare nulla – tutt’al più ritarderà gli effetti di qualche anno. Per contro, i costi miliardari pagati dalle economie a causa di Kyoto sono reali. L’investimento di questi fondi per misure di ammortizzamento a breve termine di eventuali conseguenze climatiche sarebbe più utile per le persone di questo pianeta. Kyoto è dunque fatica sprecata e in ogni caso un simbolo costoso: della speranza che gli Stati del mondo affrontino insieme le questioni globali“. “ Beati i poveri, sono più felici” è il titolo scelto da Avvenire (17/2) per presentare la sintesi di una ricerca della rivista del Pime (Pontificio istituto missioni estere). “ Oggi – scrive Avvenire – nel mondo sviluppato per la prima volta nella storia i problemi maggiori non sono più legati alla scarsità ma provocati dall’abbondanza“, aggiungendo che “ lo dicono i premi Nobel: la crescita del reddito produce una diminuzione anziché un aumento del ‘ben-essere’. E i più contenti risultano gli africani“. La prove viene dai “livelli di felicità” dichiarati dai Paesi dove, curiosamente, ai primi posti ci sono Nigeria 3,58, Tanzania 3,50, Messico 3,49, Portorico 3,47, El Salvador 3,47. “ Perché tuo figlio non diventa prete?” è la domanda posta in prima pagina da The Catholic Herald (11/2) con un servizio che prende in considerazione “ lo scandalo dei seminari vuoti“. Nel testo di Mark Minihane si sottolinea che “ pena, angoscia e rabbia sono alcune delle emozioni che la gente prova quando la propria chiesa è chiusa“. Eppure, prosegue, “ le ragioni di molte madri che non vogliono che i loro figli divengano preti includono il vivere in grandi case da soli, avere basse entrate e non potersi sposare. Eppure, bisogna rilevare che non ci sono preti che fanno la fame tra di noi, e inoltre alcune delle persone più sole che io abbia incontrato sono sposate …”. La questione, secondo il commentatore, è che “ invece di proteste, marce e sit-in, noi ci dovremmo chiedere come fronteggiare il futuro insieme in quanto credenti in Gesù. Perché non spendere le nostre energie in un modo più positivo?“. La stampa spagnola si sofferma sul prossimo referendum per la ratifica del Trattato costituzionale. “Ci interessa o no che l’Unione europea rimanga paralizzata?” si chiede Xavier Vidal-Folch in un commento intitolato “Contro la paralisi dell’Europa” pubblicato sul quotidiano spagnolo El Paìs del 15/02. La Spagna voterà infatti con il referendum del 20 febbraio la ratifica del trattato costituzionale europeo. Secondo il commentatore “la nuova Costituzione finalmente stabilisce una riforma, non eccelsa come si immaginava, ma almeno percorribile per una Europa che quadruplica rispetto agli inizi”. “Qualcuno sostiene che questo trattato ‘pietrifica’ la costituzione europea, l’immobilizza”, osserva Vidal-Folch ma, a suo avviso, “contro tutte queste argomentazioni, le modifiche future saranno più facili di quanto lo sono state finora”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1364 N.ro relativo : 13 Data pubblicazione : 18/02/2005