KEK-CCEE" "

Vincere le reciproche paure ” “

Il dialogo ecumenico ed il processo di ‘riconfigurazione'” “

Rifocalizzare ciò unisce le Chiese cristiane; ridefinire il rapporto tra chiese minoritarie e maggioritarie, uomini e donne, giovani e meno giovani; accogliere le sfide della secolarizzazione e del pluralismo e trovare “risposte comuni” di fronte a problemi come pace, riconciliazione, etica. Sono queste le questioni che si stanno discutendo nel mondo ecumenico. Il processo va sotto il nome di “riconfigurazione” del movimento ecumenico e delle sue strutture. E’ una riflessione portata avanti in questi anni all’interno del Consiglio mondiale delle Chiese e lo scorso anno il dibattito è stato aperto anche all’interno e della Conferenze delle Chiese europee (Kek) che ha redatto su questa questione un documento. Le sfide. “Il nostro cammino comune” è il titolo del documento di lavoro che il gruppo ad hoc, istituito dalla Kek nel dicembre 2003 per riflettere sul tema della riconfigurazione del movimento ecumenico, lo scorso mese di ottobre ha presentato al suo Comitato Centrale. Parte del testo è stato pubblicato anche su Monitor, il periodico di informazione della Kek, (numero 48, autunno 2004). Il documento, prima tappa di una riflessione che proseguirà nelle prossime sedute del comitato centrale, ha per obiettivo di dare “chiarire” la vocazione della Kek, in modo da “poter contribuire al processo di riconfigurazione nelle sue implicazioni strutturali”. La Kek è letta come un triangolo dinamico i cui giocano tre ruoli fondamentali. Il primo ha per ambito “La fede comune, base della comune visione”. “La Kek – si legge nel documento – è stata fondata per servire da ponte tra le diverse chiese, avendo come base la fede comune nel Dio trinitario”. Ed è per questo che le chiese nella Kek “beneficiano di una crescita spirituale reciproca e si trovano rafforzate nella sfida che consiste ad essere chiesa per gli altri“. La seconda sfida riguarda la natura della Kek come “comunità crescente di chiese”. Una “comunità inclusiva” – spiega il documento -, dove coesistono chiese minoritarie e maggioritarie, uomini e donne, giovani e meno giovani. La Kek è pertanto chiamata a definirsi come comunità del dialogo e di condivisione. La terza sfida nasce in quanto chiese d’Europa e chiede di accogliere le sfide specifiche loro poste dalla secolarizzazione e dal pluralismo, che esigono una testimonianza comune. Di qui nasce l’impegno della Kek in ambiti delicati come la pace e la riconciliazione, le migrazioni, le questioni etiche, che in particolare oggi sfidano la Kek “a trovare risposte comuni”. Il contesto. Il segretario generale del Ccee, mons. Aldo Giordano, invitato dal Consiglio mondiale delle Chiese ad esprimersi ha offerto un contributo scritto con alcune osservazioni sulla situazione ecumenica: la prima riguarda il contesto di pluralismo religioso e culturale in cui vive l’ecumenismo oggi e la necessità di “mondializzare l’ecumenismo”, in risposta alla globalizzazione. Il secondo contesto non può non interpellare l’Europa, dove per la prima volta il cristianesimo è stato inculturato e dove sono nate le più profonde divisioni della cristianità. “Ora – ha detto mons. Giordano – ha la responsabilità di ritrovare il cristianesimo e di esportare l’unità ritrovata”. E il punto cruciale della ricerca dell’unità passa, secondo Giordano, “nel rapporto tra la storia, la cultura e la tradizione dell’Ovest e quelle dell’Est”. In particolare un contributo importante starebbe “nel fare insieme – Chiese dell’occidente e Chiese dell’oriente – un confronto sulla secolarizzazione o sul rapporto con la cultura moderna”. A ciò si aggiunge in questi anni il fatto che Il processo di unificazione europea interpella fortemente l’ecumenismo: è “sopportabile il fatto di avere un’Europa economicamente e politicamente unita con le sue Chiese e Comunità ecclesiali divise?”. Un altro elemento di riflessione nasce dalla constatazione che spesso a frenare il dialogo ecumenico non sono “motivi strettamente teologici, ma cause storiche, culturali, giurisdizionali e soprattutto paure psicologiche…”. Quali risposte? In questo panorama, il segretario del Ccee ha sottolineato la necessità che i cristiani si riapproprino della fede, che conoscano che cosa è il cristianesimo e la realtà della propria Chiesa; che si lasci spazio a “una forte spiritualità, radicata nel Vangelo”, che si aprano nuove strade sul cammino della riconciliazione; che si scopra “un’unità che non distrugge, ma realizza le singole identità” e dove “le identità non diventano fortezze chiuse, ma contribuiscono a creare insieme una nuova realtà”. Occorre per questo che si approfondiscano e si continuino i dialoghi teologici “sulle questioni che sembrano separarci” e che si collabori “in tutti i campi possibili”, come suggerisce la Charta Oecumenica firmata nel 2001 e che sarà al centro del processo della terza assemblea ecumenica europea.