“Un tentativo di screditare la mia persona e la Chiesa cattolica in Slovacchia” così il vescovo di Bratislava-Trnava, mons. Jan Sokol, reagisce all’accusa di collaborazionismo con il regime comunista cecoslovacco diffusa in questi giorni in Slovacchia dall’Istituto della memoria nazionale, l’organismo statale che analizza i crimini del comunismo. Secondo il portavoce dell’istituto, Michal Dzurjanin, mons. Sokol sarebbe stato, durante il regime, un agente della polizia segreta comunista. Il suo nome sarebbe contenuto, infatti, in una lista di collaboratori che dovrebbe essere resa nota alla fine del mese prossimo. Si tratta, ha detto mons. Sokol, di “un grave danno morale non soltanto verso la mia persona ma anche verso la Chiesa cattolica. Rifiuto qualsiasi consapevole collaborazione con il regime ateo”. Secondo il portavoce dei vescovi slovacchi, Marian Gavenda, “si tratta di un tentativo di nascondere i veri responsabili che perseguitavano migliaia di cittadini innocenti. Le notizie sulla collaborazione di alcuni ecclesiastici si stanno dimostrando infondate”.