PRIMA PAGINA" "
In Turchia, paese amato da Giovanni XXIII, sono vissuti i Padri della Chiesa primitiva” “
Nel dicembre scorso, la Comunità europea ha dato il “nulla osta” alla Turchia per l’inizio delle trattative per il suo possibile ingresso in Europa. La Turchia è erede di un grande impero con una ricca civiltà; per secoli la sua capitale Istanbul (Costantinopoli) è stata fra le maggiori del continente europeo e luogo d’incontro di diverse razze e religioni, sapendo farle convivere in pace per molti anni. Questa sua vocazione è fondata anche sul Corano ove dice alla Sura della Mensa, 5, 48: “Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una Comunità unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone”. E’ doveroso ricordare che nei tempi più recenti, nel periodo della guerra fredda, la Turchia, come membro della Nato, è stata lo scudo dell’Europa contro il comunismo ateo. Ammessa nella Comunità europea, siamo tutti convinti, ebrei e cristiani, che essa potrà essere un ponte tra l’Occidente e i Paesi islamici, un fattore di pace e un arricchimento materiale e spirituale per tutta l’Europa. Aiutandola a raggiungere il livello di benessere degli altri stati europei, la Turchia spaziosa e ricca di risorse naturali, potrà dare ospitalità e lavoro a molti e gli stessi turchi non avranno più bisogno di emigrare. Sono persone ospitali che amano il lavoro, ne sono esempio coloro che lavorano in Germania, Belgio, Olanda, nei Paesi dell’Est europeo e dell’Asia centrale dove hanno fondato industrie e attività. La Turchia, pur essendo un paese laico, è a maggioranza musulmana, ma ha saputo convivere con persone di diverse religioni e ha conservato quei valori molti dei quali sono stati smarriti in Occidente: dal grande rispetto del nome di Dio (il turco non bestemmia mai), della famiglia e del lavoro, al non essere dedito ai vizi come l’alcool, al pudore nei programmi televisivi, alla morale e ai valori comuni anche al cristianesimo, alla tolleranza verso le altre religioni. E’, tuttavia, un fatto che, attualmente, la situazione giuridica delle comunità non musulmane, ha ancora dei problemi, non tanto per la libertà di culto, quanto per il mantenimento dei beni immobili utili per l’espletamento delle attività religiose e di culto. C’è anche da far notare che durante il periodo della caduta dell’Impero ottomano, alcuni membri delle nostre comunità hanno collaborato con i nemici, e dopo l’istituzione della Repubblica, si sono avute, come reazione, delle restrizioni, (come il non riconoscimento della loro personalità giuridica, cosa che provoca lentamente la confisca dei beni immobili; non possono ricevere eredità o benefici economici per il mantenimento dei luoghi di culto o per le istituzioni caritative). Ultimamente, però, con la volontà della Turchia di entrare nella Unione europea, sono state promulgate nuove leggi che aboliscono queste discriminazioni, ma la loro applicazione è molto lenta a causa di alcuni ostacoli burocratici. Siamo anche convinti che la firma di un “modus vivendi” con la Santa Sede risolverebbe tutti i problemi della Chiesa cattolica in Turchia. Infine è da ricordare che questo Paese conserva tutte le memorie storiche dei primi tempi del cristianesimo, al punto di dire che le vere radici dell’Europa sono a Tarso, Antiochia, Efeso, Nicea, nella Cappadocia luoghi dove sono vissuti i Padri della Chiesa primitiva. Ancor oggi la casa della Madonna ad Efeso è un luogo di dialogo visitato da moltissimi musulmani turchi, quasi più che dai cristiani. Infatti essi la considerano, come noi, la Madre più pura e santa dell’umanità, e danno a molte delle loro figlie il nome di Maria, (Meryem).