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L’indispensabile equilibrio” “

Quando l’attuale Unione europea faceva i suoi primi passi, fu proprio il primo presidente della Commissione, il democristiano Hallstein, che disse che la costruzione dell’Europa poteva essere paragonata a un missile spaziale a tre stadi. Il primo era l’unione doganale e la realizzazione del mercato unico che, avviati allora, andarono a regime soltanto il 1° gennaio 1993. Il secondo stadio era l’unione monetaria. Quest’ultima non si realizzò fino al momento in cui, liquidata la “guerra fredda”, la comunità comprese che era giunta l’ora di compiere quel passo. Il suo frutto, ancora incompleto, è Eurolandia. Infine, il terzo stadio, che si basa sull’esito dei primi due, ovvero l’unione politica. La seconda tappa, come venne giustamente osservato a Maastricht, era fondamentale in quanto senza di essa non sarebbe stato possibile portare a termine l’unione doganale. Una svalutazione della moneta nazionale avrebbe avuto sicuramente i medesimi effetti di un’ascesa dei dazi. Una moneta unica amplia in tale misura il mercato che i risultati diventano automaticamente molto positivi, spesso persino spettacolari. Il successo di un’unificazione monetaria esige ovviamente che ognuna delle diverse nazioni partecipanti possieda una politica monetaria e finanziaria facile da coordinare. Per questo sono stati messi in atto i famosi criteri di Maastricht: riduzione dell’inflazione; cambio della valuta senza grandi fluttuazioni e, in particolare, un quadro macroeconomico in equilibrio anche rispetto al settore pubblico, riduzione del debito pubblico. Così e soltanto così era possibile che le fondamenta di una nuova Europa unita fossero rese salde.Naturalmente, questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Occorre che, simultaneamente, la competitività europea migliori perché l’Ue corre oggi il rischio di rimanere indietro, nonostante l’Agenda di Lisbona, che sembrava averle dato un forte impulso. D’altro lato l’Unione è obbligata alla ricerca di un equilibrio sociale. Fattori quali il contratto di lavoro, la distribuzione del reddito, lo sviluppo del Welfare non devono essere considerati una carta tra le tante. Se siamo in ritardo nella tecnologia e se, viceversa, ci troviamo troppo avanzati in quella che è stata denominata l’Europa sociale, non possiamo permetterci il lusso di non collocare al primo posto assoluto la stabilità di bilancio. Nel caso in cui quest’ultima venisse meno il caos economico prenderebbe il sopravvento, e l’importantissimo lavoro di Schuman, Adenauer e De Gasperi, si scioglierebbe come neve al sole. Se non vogliamo sentirci dire che nel secolo XX era stato avviato un singolare esperimento, quello del cammino verso il sogno europeo, e che proprio all’inizio del secolo XXI, come conseguenza di non aver saputo mantenere un equilibrio nel bilancio, quel sogno si è allontanato.