La firma dell’accordo tra Mahmud Abbas e Ariel Sharon, che sancisce la fine della violenza tra palestinesi e israeliani è in prima pagina dei principali quotidiani spagnoli del 9/2. Nell’editoriale dal titolo “Ardue decisioni” il quotidiano El Paìs ricorda che “Israele ha bisogno di sicurezza e la Palestina di Abbas di un futuro che non consista più in sangue, miseria e lacrime”. L’editorialista auspica che i gesti dei due leader “siano sorretti da buona fede e rappresentino un raggio di luce dopo la morte di Arafat. Ma anche se tutto ciò parte inizialmente bene, il futuro immediato è pieno di sfide. Tante false albe ci sono state in questo irreparabile conflitto che dura da 60 anni. C’è quasi bisogno di un miracolo per controllare tante variabili in una scenario così degradato”. Invita alla “prudenza sulla questione del Medio Oriente” anche l’editoriale del quotidiano catalano La Vanguardia, mentre La Razon considera “un patto storico” questo avvenimento anche se “ il rischio di una rottura dipende dagli estremisti di entrambe le parti, ostili a qualunque negoziazione”. Il cessate il fuoco tra Israele e Palestina è sulle prime pagine anche dei quotidiani francesi del 9/2, insieme alla notizia della visita del Segretario di Stato americano Condoleezza Rice a Parigi. Le Monde dedica due pagine di cronache dal vertice di Sharm-el-Sheik, dalla Cisgiordania, da Parigi e New York mentre il quotidiano cattolico La Croix titola “Israeliani e palestinesi rinnovano il dialogo” con la foto della Rice insieme al leader palestinese Abbas. L’editoriale di Bruno Frappat è però dedicato alla malattia di Giovanni Paolo II, invitando a non trasformare in spettacolo le sofferenze del Papa. Il direttore de La Croix si interroga in particolare sul legame tra “malattia e verità”: “Per qualsiasi malato due interrogativi si pongono: 1) Come parlarne? 2) Bisogna dire la verità?… Ciò che sta succedendo a Roma da una settimana non sembra più rispondere bene al rispetto del malato, al rispetto della verità e al rispetto dei fedeli a cui ci si rivolge. L’assenza di comunicati dei medici che hanno in cura il Papa è un primo elemento di turbamento”. Frappat comprende che l’ entourage del Papa stia cercando di “mettere in atto un sistema di comunicazione e di attenuazione” del fatto. “Ma non si comprende che questo genere di esposizione sia considerato come una maniera degna ed efficace di far credere ai cattolici e al mondo intero che non sia il caso di provare inquietudine. Tra trasparenza e opacità è stata scelta la più straziante delle soluzioni. Quella delle semi-verità che lasciano via libera all’ansia. Vuol dire rispettare chi?”. Molti i commenti della stampa tedesca sul vertice israelo-palestinese di Sharm-El-Sheik. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (9/2) si legge: “ Ai fini dell’utilità politica dello stop alla violenza deciso comunemente dalle parti sarà decisiva la capacità di carico concordata tacitamente e ufficiosamente, la capacità di sopportare effettivamente le azioni di disturbo […] Solo una certa insensibilità nei confronti delle azioni di disturbo può salvaguardare la possibilità che la tregua porti a qualcosa di più. Ma proclamare espressamente questa capacità di sopportazione potrebbe essere controproducente e potrebbe indurre a saggiarne i limiti“. Gemma Pörzgen della Frankfurter Rundschau annota: “ Anche stavolta, annunciare la tregua è molto più semplice che rispettarla. Solo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane si vedrà il valore da attribuire a questo vertice […] è utile che nella sua visita in Medio Oriente il ministro degli esteri Usa Condoleezza Rice abbia fatto capire inequivocabilmente che Washington non punta più sull’atteggiamento unilaterale pro-Israele. Il nuovo impegno Usa viene al momento giusto. Il fatto che Washington conti anche su una cooperazione dell’Unione Europea potrebbe avvicinare la prospettiva della pace in Medio oriente“. Su Die Welt, Michael Stürmer commenta: “ Gli europei… devono dare il loro contributo alla costruzione della fiducia e della sicurezza, questa volta non contro ma con gli Usa. Senza e contro l’America, niente può andare a buon fine in questa regione. Il bilanciamento tra Gerusalemme e Ramallah è per Bush il centro di una grande strategia per tutto il Medio Oriente. Ma il destino dell’Europa dipende, e non solo per via del petrolio e del terrorismo, dal fatto che da questa opportunità veramente storica della regione nasca una calma politica e morale, e magari la pace“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1362 N.ro relativo : 11 Data pubblicazione : 11/02/2005