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Kosovo, il diritto al futuro ” “

Presentato a Bruxelles un rapporto sulla situazione nel Paese” “” “

In Kosovo più della metà della popolazione è povera, circa il 45% è disoccupata, il sistema educativo è inefficace e si vive in uno stato di continua frustrazione, tensione e violenza per via della precarietà politica, amministrativa ed economica: è la situazione del Kosovo così come descritta in un rapporto di Caritas Europa presentato il 1° febbraio a Bruxelles, che si concretizza in una Campagna che andrà avanti per tutto il 2005 con alcune precise richieste all’Unione europea, alle Nazioni Unite e alla Nato, tra cui quella di uno statuto politico. Le raccomandazioni alla comunità internazionale. Tra le raccomandazioni: “Dare priorità al Kosovo nell’agenda politica di tutte le istituzioni europee; stabilire una mappa politica ai fini di un futuro statuto del Kosovo, con la partecipazione delle autorità locali e dei rappresentanti della società civile; prendere delle decisioni affinché la Commissione europea sostenga il sistema educativo del Kosovo; promuovere investimenti europei e decidere un aumento degli stanziamenti europei per favorire lo sviluppo economico del Kosovo”. Caritas Europa – una rete che riunisce 48 organizzazioni attive in 44 Paesi europei – sta sostenendo attivamente Caritas Kosovo e sta esercitando un’azione di lobby politica e di impegno per risolvere i tanti problemi del Paese, che dal 1999 – dalla fine della guerra – ad oggi non ha visto risollevata di molto la sua situazione. Povertà, pochi servizi, scuole inadeguate. Il Kosovo – 2 milioni di abitanti (in maggioranza di etnia albanese) su una superficie di 10.887 km² è ancora amministrato dall’Unmik, la missione Onu conforme alla risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il 63% della popolazione ha meno di 30 anni, il 90% è di religione musulmana, il resto sono cristiani ortodossi, ma c’è anche una piccola comunità cattolica. Il 50,35% della popolazione – rileva il documento di Caritas Europa – vive al di sotto della soglia della povertà, e il 12,71% al di sotto della soglia di “estrema povertà”. Dopo la guerra del ’98-’99 molta gente si è trasferita dalla campagna alle città: il 25% della popolazione ora vive a Pristina. “Molto insoddisfacente” è, secondo la Caritas, la situazione dei servizi pubblici: il 27,41% delle persone non ha accesso all’acqua potabile; il 33,24% non ha sistemi di smaltimento delle acque sporche; il 98,76% della popolazione ha accesso all’elettricità ma tutti risentono della scarsità di energia elettrica. Essendo la popolazione kosovara costituita in maggioranza da giovani, il sistema scolastico dovrebbe essere all’altezza. Invece, lamenta Caritas Europa, “mancano infrastrutture adeguate, gli istituti secondari e le scuole di livello più alto offrono soprattutto insegnamenti teorici e non hanno laboratori equipaggiati”. In più solo il 70% delle ragazze frequenta le scuole superiori, ogni anno 23.000 giovani concludono questo livello di studi ma solo 6.000 accedono all’università. Tra i bisogni urgenti la Caritas segnala la necessità di investimenti nelle infrastrutture scolastiche e la modernizzazione del sistema educativo; priorità alla formazione professionale; possibilità di studiare all’estero; apprendimento attivo e reciproco delle due lingue albanese e serbo. Grave situazione economica e alto tasso di disoccupazione. Da un recente sondaggio risulta che, per il 65% dei kosovari, l’impossibilità di trovare un lavoro è il primo problema. Il 44,42% di 1,2 milioni di persone tra i 18 e i 65 anni è effettivamente disoccupata. Tra i problemi economici vi è la diminuzione del numero dei giovani che lavorano nell’agricoltura, la questione non risolta della proprietà privata, il lento processo di privatizzazione delle imprese, l’incertezza politica che scoraggia gli investimenti stranieri, la diminuzione del sostegno dei donatori, il ritorno forzato dei rifugiati. “L’economia deve assolutamente svilupparsi in maniera rapida – afferma Caritas Europa – al fine di evitare un impoverimento ancora maggiore della popolazione”. Un altro grosso problema riguarda la tutela e sicurezza delle minoranze, circa 100.000 serbi che ancora vivono in Kosovo, tra cui quelli dell’enclave di Mitrovica, in una città divisa e in “una situazione intollerabile”. Il sistema poliziesco e giudiziario attuale non è in grado di perseguire i crimini perpetrati nei loro confronti, per cui “è necessaria un’azione urgente ed efficace per ristabilire uno Stato di diritto e perseguire e punire i criminali”, sollecita la Caritas. “Esperienze realizzate in altre zone dei Balcani – osserva Caritas Europa – dimostrano che miglioramenti possono essere raggiunti solo quando alle istituzioni locali vengono date dirette responsabilità politiche”. Per questo auspica che sia presto messo a punto uno statuto politico “che indichi le tappe e le condizioni” da mettere in atto per raggiungere questo obiettivo. Da parte sua l’organismo cattolico, in collaborazione con l’Università di Sarrebruck, sta lavorando ad un documento complementare – che verrà presentato nel corso del 2005 – che analizza vantaggi e svantaggi dei modelli di statuto proposti.