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Le promesse non mantenute ” “

Il vertice a Davos e la lotta alla povertà: domande all’Europa ” “” “

Ancora una volta la parola d’ordine è stata “lotta alla povertà” e, in questa direzione, si sono moltiplicati promesse e impegni futuri. Purché ora questi si traducano in azioni concrete. Al vertice di Davos, in Svizzera, si sono confrontati per cinque giorni politici, economisti, esperti delle organizzazioni non governative, manager di imprese multinazionali, leader religiosi, star del cinema e della musica… Uno accanto all’altro per ribadire l’urgenza di un’azione congiunta da parte dei “Paesi ricchi” a favore di quella parte del pianeta dove vive la grande maggioranza dell’umanità, alle prese con scarsità di cibo e d’acqua potabile, malattie e analfabetismo. Abbiamo bisogno di un ottimismo pragmatico”. In contemporanea al World Economic Forum, promosso da oltre trent’anni nella cittadina svizzera (oltre duemila partecipanti provenienti da un centinaio di paesi), si apriva a Porto Alegre, in Brasile, il Social Forum che, lasciato da parte lo stile “convegnistico” del Wef, assume la forma di una manifestazione popolare (oltre 80mila iscritti da tutto il pianeta), in cui si incontrano attivisti del volontariato internazionale e “sceriffi” dell’ambiente, rappresentanti delle Caritas nazionali, leader governativi e militanti dei movimenti impegnati nel sociale. Eppure tra Davos e Porto Alegre quest’anno è emerso più che mai un “filo rosso” che ha avvicinato i due eventi: ossia il tentativo di proporre una nuova forma di governance mondiale di fronte alla sfida reale della globalizzazione, che tocca i settori dell’economia, mostra considerevoli risvolti sociali e culturali e ha a che fare con le impetuose dinamiche demografiche in atto nei cinque continenti. Sull’happening svizzero erano puntati gli occhi di chi crede, fra l’altro, che questo sia il momento della “responsabilità di scelte difficili”, come recitava il titolo dell’appuntamento promosso da Klaus Schwab, il quale ha affermato: “Questo meeting cade in un momento cruciale, con un gran numero di ‘debuttanti’, dal presidente della Commissione europea a quello dell’Autorità palestinese, fino al nuovo leader dell’Ucraina. Davos può servire a costruire nuovi inizi e quello di cui abbiamo bisogno è un ottimismo pragmatico”. Appuntamento con economisti, leader politici e “star”. Sulle montagne dei Grigioni sono giunti nomi di richiamo, fra cui il premier inglese Tony Blair (alla guida di turno del G8), che ha aperto i lavori del forum, il presidente francese Jacques Chirac e il leader tedesco Gerard Schroeder e l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Tra i protagonisti i rappresentanti dell’Unione europea: il presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso e il presidente dell’Europarlamento, Josep Borrell. Invitati all’incontro, svoltosi fra il 26 e il 30 gennaio, anche il neo presidente ucraino Victor Yuscenko, quello brasiliano Luis Inacio Lula e il premier turco Recep Tayyp Erdogan; capitani d’impresa come Bill Gates (Microsoft) o Lord Browne (BP), che sono andati ad aggiungersi ai pezzi grossi dell’industria e della finanza elvetica. E poi le star dello spettacolo, da Bono a Peter Gabriel, fino a Sharon Stone, che, con un colpo teatrale, ha offerto 10mila dollari “per acquistare tende anti-zanzare per sconfiggere la malaria, una delle più tragiche calamità nell’Africa di oggi”. Come di consueto a Davos si è parlato di tutto: dalle strategie economiche all’alta finanza, dai “matrimoni” fra società informatiche al prezzo dei cereali in America e Asia, dagli aiuti umanitari (il Sud est asiatico è stato sulla bocca di tutti) alla remissione del debito dei paesi poveri. Fino alla legislazione bancaria, ai problemi dell’Onu e dell’Organizzazione mondiale del commercio. Necessità impellenti e promesse da mantenere. In questa edizione si è però insistito sui “mali che uccidono l’Africa”: oltre alla malaria e all’Aids, la carenza d’acqua, la mancanza di investimenti per l’istruzione, l’assenza di infrastrutture, considerate il primo passo per far crescere l’economia e il benessere materiale. Fra i temi sollevati, anche quelli ribaditi nel Rapporto sugli obiettivi del Millennio, presentato giorni fa al Palazzo di vetro, sede newyorkese delle Nazioni unite: la riduzione della miseria mediante progetti mirati di sviluppo agricolo e commerciale; l’ampliamento degli sforzi per dare a tutti cibo, acqua potabile e medicine; il rinnovato impegno per assicurare a ogni bambino l’istruzione scolastica; la salvaguardia dei diritti delle donne; la tutela del patrimonio naturale, inteso come “ambiente per l’uomo”. Abbondanti le promesse, prime fra tutte quella di azzerare il debito estero dei paesi poveri. Ma, come ha ricordato l’economista che collabora strettamente con l’Onu, Jeffrey Sachs, le nazioni industrializzate avevano stabilito nel 1976 di destinare lo 0,7% del loro Prodotto interno lordo per aiuti allo sviluppo: da allora, solo Danimarca, Lussemburgo, Norvegia e Svezia hanno mantenuto la promessa. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1359 N.ro relativo : 8 Data pubblicazione : 02/02/05