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Ponte tra l’Europa dell’Ovest e l’Europa dell’Est, l’Austria ha sempre vissuto una vocazione europea aperta ad altre culture e religioni. Le radici cristiane hanno trovato in questo Paese un terreno fertile e si sono spinte oltre i confini geografici e politici. La stessa storia austriaca si salda con quella europea grazie alla testimonianza dei cattolici molto dei quali, nel periodo nazista, hanno pagato con la vita la loro fedeltà al Vangelo. L’Austria – felicemente uscita dalle prime pagine dove era finita in occasione della formazione del governo di centro-destra nel 2000 – quest’anno sta festeggiando un triplice giubileo: 60 anni dalla proclamazione della Seconda Repubblica, 50 anni dal Trattato di Stato con il quale l’Austria ha riconquistato la piena libertà dopo i dieci anni dell’occupazione alleata, 10 anni dall’entrata nell’Unione europea. L’Austria – culla e “resto” dell’impero asburgico – nel secondo dopoguerra ha vissuto una straordinaria storia di successo economico e sociale. Oggi nella classifica mondiale l’Austria è al sesto posto tra i Paesi più ricchi. Nessuno nel 1945 poteva immaginarsi quella straordinaria ripresa di un Paese semidistrutto non soltanto materialmente. In questo contesto non si può sottovalutare il ruolo decisivo della Chiesa cattolica. Al giorno d’oggi anche nella tranquilla Austria soffia qualche vento di laicismo esasperato; le nomine episcopali nell’immediato dopo-König (il grande cardinale che ha governato l’arcidiocesi di Vienna dal 1956 al 1985) avevano aperto un periodo di “turbolenze” nella chiesa austriaca, periodo finalmente chiuso nell’autunno dell’anno scorso con il ritiro del discusso vescovo di St. Pölten, Kurt Krenn. Grazie all’operato del cardinale Christoph Schönborn, oggi titolare della cattedra che fu del cardinale König, la chiesa cattolica in Austria si é ristabilita, ha riconquistato molto del vigore del periodo degli anni prima del 1985. Purtroppo le “turbolenze” degli anni dal 1986 al 2004 hanno offuscato l’immagine della Chiesa austriaca. Cosi in molti hanno “dimenticato” lo straordinario contributo della chiesa e dei cattolici per il “rinascimento austriaco” dopo il 1945. Sotto questo profilo era significativo il fatto che la prima grande manifestazione dell'”anno giubilare” nella sede del Parlamento a Vienna, dedicata alla resistenza contro il nazismo, ha fatto emergere l’importanza della resistenza cattolica. Certo i vescovi del tempo erano molto “prudenti”, qualcuno dirà troppo “prudenti”. Ma ciononostante tra i cattolici sono affiorate figure di martiri di altissimo valore cristiano e umano, tra i quali la suora Restituta Kafka, beatificata dal Papa nel 1998 a Vienna, i due preti tirolesi Otto Neururer e P. Jakob Gapp, beatificati a Roma nel 1996, mentre i cattolici attendono ancora con ansia la beatificazione di Franz Jägerstätter, umile contadino e sagrestano che per convinzione cristiana non voleva partecipare alle guerre nefaste del delirante regime hitleriano. Nell’immediato dopoguerra un libro molto felice parlava della “ricostruzione nella resistenza”. Ma i cattolici hanno contribuito moltissimo anche dopo il 1945 alla “storia del successo austriaco”. Di grande importanza è stata la lettera pastorale sulle questioni sociali dei vescovi austriaci del 1956 che apriva la strada al “compromesso sociale”, alla cosidetta “Sozialpartnerschaft” (la collaborazione tra le forze sociali, tra sindacati e imprenditori), che per decenni ha risparmiato all’Austria contestazioni e lotte.