Una “mostruosa commercializzazione” e uno “sfruttamento del corpo femminile che non possiamo accettare”: è il giudizio di Gertraude Steindl, segretaria generale dell’organizzazione austriaca “Aktion Leben”, pronunciatasi il 24 gennaio sul previsto commercio di ovociti tra Gran Bretagna e Romania. “Progetti come questi dimostrano come sia problematico voler utilizzare prestazioni fisiche di terzi per realizzare desideri personali. Mi aspetto che tutte le organizzazioni femminili protestino energicamente”, ha aggiunto. L’accordo prevede l’utilizzo degli ovociti non solo per la fecondazione artificiale ma anche per la produzione di embrioni attraverso la clonazione. “Non facciamoci illusioni”, ha dichiarato Steindl: “se non mettiamo limiti chiari allo sviluppo della biomedicina, l’essere umano diverrà ben presto solo un oggetto subordinato all’interesse di altri. Lo si vede già nella fase iniziale della vita: gli embrioni vengono utilizzati come materia prima. Ed ora, le donne dovrebbero essere degradate al ruolo di fornitori di sostanze corporali pregiate”, ha commentato. Steindl ha messo in guardia anche dall’introduzione della procedura di diagnostica pre-impianto (Pid) in Austria: “Chi dice sì alla Pid è d’accordo anche con la donazione degli ovociti. In futuro, arriveremo a pagare le donne o a sottoporle ad una pressione morale, affinché mettano i loro ovociti a disposizione di terzi?”. La segretaria generale di Aktion Leben ha infine rimarcato come con questo accordo la Gran Bretagna stia contravvenendo ad una direttiva del Parlamento europeo del 2003 e ha pertanto fatto appello ai politici responsabili, affinché prendano posizione in merito.