La Chiesa ortodossa di Romania si è dichiarata contraria alla fecondazione in vitro, dopo che una donna rumena di 67 anni, ha messo al mondo un bimbo grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. “La pratica utilizzata da questa donna è contraria alla legge della morale cristiana”, ha detto il vescovo Ciprian Campineanul, nel corso di una conferenza stampa. “La vita ha proseguito è un dono di Dio e un figlio è il frutto di una relazione d’amore tra un uomo e una donna. Oserei addirittura dire che il desiderio di questa donna di avere un bambino a 67 anni in realtà testimonia il suo egoismo. La Chiesa ortodossa incoraggia le coppie a riscoprire l’adozione piuttosto che la fecondazione in vitro”. Il vescovo Campineanul ha anche criticato i medici definendoli “avidi di performance” realizzate senza tenere conto del parere del ministro della Sanità, Mircea Cinteza, che aveva sconsigliato la maternità alle donne in menopausa. Il caso della donna ultra-sessantenne ha suscitato una vasta polemica in Romania dove la legge non impone al momento nessun limite di età alle donne che intendono sottoporsi alla fecondazione in vitro. Dovrà infatti essere adottata prossimamente una nuova legge sulla procreazione assistita, conforme alla legislazione europea.