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L’ecumenismo ” “in due Paesi vicini ma diversi ” “” “
Si è chiusa ieri la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), quest’anno sul tema “Cristo, unico fondamento della Chiesa (1 Cor 3, 1-23)”. Si è trattato di un appuntamento giunto a qualche mese dal quarantesimo anniversario della promulgazione del Decreto del Concilio Vaticano II ‘Unitatis redintegratio’, testo chiave, ha detto Giovanni Paolo II in udienza lo scorso 19 gennaio, che “ha posto la Chiesa cattolica fermamente ed irrevocabilmente nel solco del movimento ecumenico”. Il Sir ha tracciato un bilancio di questi giorni di preghiera con due rappresentanti della chiesa cattolica greca e turca, Paesi ‘di frontiera’ del dialogo ecumenico: mons. Nikolaos Printezis , segretario generale della Conferenza episcopale greca e arcivescovo di Naxos-Tino e mons. Georges Marovitch segretario della Nunziatura apostolica in Turchia e portavoce dei vescovi turchi. PREGHIERA, PAZIENZA E CORAGGIO. Ad Atene l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani ha visto una buona partecipazione delle chiese cristiane presenti in Grecia. Abbiamo registrato anche la presenza di diversi fedeli ortodossi che a titolo personale hanno voluto unirsi a noi. Sono molti i fedeli ortodossi favorevoli al dialogo ma le gerarchie, almeno per ora, sembrano aspettare”. A fotografare la situazione del dialogo ecumenico in Grecia è mons. Nikolaos Printezis che per il futuro si mostra speranzoso: “Cerchiamo sempre di tenere un dialogo aperto con la chiesa ortodossa, che in Grecia rappresenta la maggioranza. Cerchiamo di parlare con loro, di partecipare alle loro iniziative e feste liturgiche e di creare uno spirito di amicizia e di fraternità. Purtroppo non vediamo sempre reciprocità. Come nel caso dell’ottavario di preghiera, gli ortodossi non vi hanno preso parte dicendo che pregano ogni giorno per l’unità. Per ora viviamo un ecumenismo di base, tra fedeli più che a livello di pastori”. Un problema che potrebbe risolversi nel tempo approfittando anche di buoni rapporti personali che intercorrono tra vescovi cattolici e metropoliti ortodossi. Spiega infatti mons. Printezis, “con molti metropoliti ci conosciamo personalmente e con molti siamo amici. Ci si incontra e si parla. Ma ci vuole preghiera, pazienza e coraggio perché si possa fare camminare insieme. Nonostante la paura siamo fiduciosi per il futuro del cammino ecumenico. Prova ne è che lo scorso 1 gennaio, nell’isola di Syros, durante la messa, presieduta dal presidente dei vescovi greci, mons. Francesco Papamanolis, il metropolita ortodosso, Doroteos II, ha partecipato e tenuto l’omelia. Un metropolita che tiene la predica in una chiesa cattolica. Un fatto impensabile fino a qualche anno fa. Verrà anche il tempo in cui un vescovo cattolico potrà tenere un’omelia in una chiesa ortodossa. Per questo bisogna impegnarsi nel dialogo, una scelta irreversibile, come ci insegna il Papa. Noi siamo pronti a continuare a camminare verso l’unità nonostante le difficoltà. Se ci avviciniamo con il cuore a Cristo, unico fondamento, l’unità non sarà più un miraggio”. “tante lingue, un’unica gioia”. “Abbiamo voluto cominciare questo ottavario di preghiera il 15 gennaio nella cappella delle Piccole sorelle dei poveri dove esiste una casa ecumenica di riposo dove risiedono tanti fedeli cattolici, ortodossi ed anche musulmani ed abbiamo terminato il 22 gennaio in una chiesa greco-ortodossa. Ogni giorno abbiamo pregato in una chiesa cristiana diversa così che tutte le chiese sorelle dessero testimonianza di dialogo e di amicizia”. Per mons. Georges Marovitch, lo stato di salute del movimento ecumenico turco sembra essere buono. “Senza nascondere, infatti, le difficoltà – dice al Sir posso dire che abbiamo puntato molto su questa Settimana di preghiera. Dal dicembre 2004 abbiamo avuto incontri al patriarcato ecumenico per preparare al meglio, sotto la presidenza del metropolita delle isole dei Principi, Iacovos, questo evento a cui tutte le chiese cristiane di Turchia tengono in particolare”. Un dialogo favorito “dalla consapevolezza di essere una esigua minoranza in un Paese in cui i fedeli islamici, con i quali intratteniamo buoni rapporti, sono la grandissima maggioranza. Ed è bello allora ritrovarsi uniti a pregare Cristo, unico fondamento della Chiesa, come ricorda il tema della Settimana. Quando ci siamo ritrovati nella chiesa armeno-ortodossa, che ospita la comunità cristiana più grande di Istanbul, – racconta il portavoce – molti di noi avevano le lacrime agli occhi. Le lingue erano e sono diverse ma l’Amore è uno. In queste circostanze sperimentiamo la gioia del sentirsi uniti. Il dialogo va avanti, non può tornare indietro”. Ma c’è un altro impegno all’orizzonte per il movimento ecumenico turco: l’ingresso in Europa. “La Turchia conclude – è davanti ad una svolta storica. Anche le nostre Chiese sono chiamate a lavorare per il Paese e dare un contributo di pace, di libertà e di unità”.