giornata della memoria" "

Guidati dalla speranza” “

Germania: ” “dichiarazione dei vescovi nel 60° della liberazione di Auschwitz” “” “

“Il ricordo da parte dei tedeschi nei confronti dei delitti nel lager è diverso e deve sempre rimanere tale, rispetto al ricordo di altri popoli e gruppi, soprattutto delle vittime. Ciononostante, è un segno di speranza per il presente e per il futuro il fatto che oggi, sempre più spesso – e anche nel luogo stesso delle atrocità – è possibile che polacchi e tedeschi, ebrei e cristiani si incontrino nel ricordo comune”. Lo scrivono i vescovi tedeschi nella loro Dichiarazione diffusa il 25 gennaio a due giorni dalla “Giornata della memoria” che ricorda il 60° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz (27 gennaio 1945). Nel ricordo di ebrei, sinti, rom, russi, polacchi… “Come nessun altro luogo, Auschwitz rappresenta il simbolo dell’annientamento dell’ebraismo europeo” scrivono i vescovi che ricordano anche le “centinaia di migliaia di Sinti e di Rom”, le vittime degli “esperimenti medici pseudoscientifici” e le “molte migliaia di soldati dell’Armata rossa”, uccisi ad Auschwitz: “Il nostro ricordo va a tutte queste vittime, anche ai testimoni della fede cristiana”. La Dichiarazione afferma come il lager sia particolarmente significativo per il popolo polacco, poiché “nella Polonia occupata venne assassinata l’intera popolazione ebraica e gran parte degli intellettuali polacchi”. La ricorrenza è occasione per ricordare “gli innumerevoli soldati alleati che hanno dato la vita per la liberazione dell’Europa dal sistema criminale del nazionalsocialismo”, e in particolare l'”Armata rossa, che liberò le vittime ancora vive nel lager di Auschwitz. Non ignoriamo le terribili conseguenze dell’occupazione di gran parte della Germania da parte dell’Armata rossa per le popolazioni locali. Incoraggiati dai loro capi a vendicarsi per i terribili crimini dei tedeschi nei confronti della popolazione russa, i soldati sovietici non erano impegnati solo in una lotta giusta contro Hitler, ma erano anche a servizio del criminale Stalin. La sofferenza patita, che ricadde sulla popolazione tedesca sotto forma di vendetta per i crimini tedeschi, nonci può però far ignorare che senza il terribile tributo di sangue versato soprattutto dai soldati russi, bielorussi ed ucraini, gli assassinii di Auschwitz non sarebbero stati fermati”. L’ABISSO DI AUSCHWITZ. “Ad Auschwitz la nostra civiltà si è confrontata in modo spaventoso con l’abisso delle sue possibilità. Il terrore per la portata del male commesso ad Auschwitz ci lascia ancora oggi senza parole. Non siamo ancora riusciti a trovare un termine adeguato in lingua tedesca per descrivere quel che in ebraico si definisce “Shoah. Il nostro popolo – proseguono i vescovi – ha impiegato molto tempo a confrontarsi con la responsabilità per il mostruoso crimine commesso dai tedeschi e in nome dei tedeschi. Ancora oggi, si usano meccanismi di rimozione. Certamente è giusto respingere l’idea di una colpa collettiva. Ma è altresì vero che il numero di tedeschi personalmente colpevoli è superiore a quello delle persone disposte e confessare la loro corresponsabilità. La colpa non è solo dei protagonisti nei luoghi e dei capi politici. A livelli diversi sono responsabili anche i simpatizzanti e tutti coloro che hanno fatto finta di non vedere. Sappiamo bene a quale pressione fu sottoposta allora la popolazione, conosciamo la portata della disinformazione di stato e l’efficacia dei metodi di intimidazione. Perciò non possiamo ritenerci superiori nel giudicare. Ciononostante, dal nostro popolo ci si aspetta l’ammissione che Auschwitz fosse diventata possibile perché in troppo pochi ebbero il coraggio di opporsi”. NOI RICORDIAMO. Ponendo la “domanda circa la corresponsabilità” come questione che riguarda anche la Chiesa per via della “lunga tradizione dell’antigiudaismo tra i cristiani e nella nostra Chiesa”, i vescovi tedeschi rievocano i contenuti del documento vaticano “Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah”, il riconoscimento delle colpe della Chiesa cattolica da parte di Giovanni Paolo II e la visita del Papa in Terra Santa nel 2000, con la significativa sosta davanti al memoriale di Yad Vashem. “Quest’atto del Papa”, scrivono, “è diventato fonte di rinnovamento. II Papa procede con decisione negli sforzi per migliorare i rapporti con l’ebraismo e incoraggia la Chiesa intera a trovare percorsi comuni con i nostri ‘fratelli maggiori nella fede’. Così, ringraziamo tutti che, spesso con grande impegno, si adoperano per il dialogo tra ebraismo e cristianesimo”. Nel mettere in guardia dalle tendenze antisemitiche ancora esistenti in Europa, la conferenza episcopale conclude: “Abbiamo ancora un lungo cammino di purificazione e di confronto davanti a noi. Siamo grati per il fatto che negli ultimi anni molti ebrei abbiano avuto il coraggio di venire in Germania. Ma come cristiani, siamo guidati anche dalla speranza che l’incontro nella fede ci arricchisca tutti e che ci avvicini al comune Dio di Abramo, Isacco e di Giacobbe”.